Permesso auto per disabili, il contrassegno sarà spedito a casa e la Ztl non sarà più un problema: cosa cambia con il nuovo sistema nazionale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Muoversi liberamente tra città diverse senza il timore di vedersi recapitare una multa salata potrebbe finalmente diventare una realtà concreta e non più una mera speranza per i titolari del Contrassegno unico disabili europeo, il cosiddetto Cude. Il governo, attraverso le parole del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ha annunciato un giro di vite significativo, intervenendo il 29 gennaio 2026 in Senato per rispondere a un’interrogazione parlamentare che denunciava le persistenti criticità del sistema [informazione basata sul testo fornito]. L’obiettivo dichiarato è quello di superare gli ostacoli burocratici che, di fatto, hanno finora limitato l’efficacia di un diritto sancito a livello europeo, e l’idea è quella di imprimere un’accelerazione decisiva attraverso l’obbligatorietà, per i comuni, di aderire a quella piattaforma unica nazionale che, sebbene istituita già nel 2021 con un decreto ministeriale, langue in un regime di volontarietà che ne vanifica la portata.
Dall’adesione volontaria all’obbligo per i comuni: la svolta della piattaforma unica
Il nodo cruciale, da sempre, risiede nella natura facoltativa dell’adesione alla banca dati unica da parte delle amministrazioni locali. Una titolare di contrassegno che si sposta dal proprio comune, dove magari il sistema è attivo e integrato con le telecamere, a un comune limitrofo che non ha ancora fatto questo passo, si ritrova esattamente nella situazione che la legge voleva evitare: il rischio concreto che la sua targa, transitando in una Zona a traffico limitato, venga inquadrata e multata dai varchi elettronici, semplicemente perché quel comune non ha mai provveduto a interfacciare i propri sistemi di rilevamento con la piattaforma nazionale del Cude -1. L’atto di sindacato ispettivo presentato al Senato pochi giorni prima dell’intervento del ministro, il 27 gennaio 2026, era chiarissimo nel fotografare una situazione paradossale: invece di agevolare la persona con disabilità, la burocrazia continua a erigere barriere, costringendo a comunicazioni preventive che spesso non vengono fatte o che si perdono nei meandri degli uffici, con conseguenti contravvenzioni e decurtazione di punti dalla patente -2.
La svolta annunciata da Salvini punta a rendere l’adesione alla Piattaforma unica nazionale informatica per le targhe associate al Cude non più una scelta, ma un obbligo in tempi brevi per tutti i comuni italiani. Solo con l’universalità del sistema, ragionano al Mit, si potrà garantire quella piena ed effettiva libertà di circolazione che la Corte di Cassazione, con una sentenza del 2022, ha definito un diritto incondizionato, non comprimibile da esigenze di controllo automatico del traffico -2. Significa che, una volta a regime, la targa del veicolo associata al contrassegno del disabile sarà riconosciuta in automatico dagli occhi elettronici delle Ztl di ogni città, da nord a sud, senza che il conducente debba preoccuparsi di alcuna comunicazione preventiva.
Addio code allo sportello: arriva la spedizione domiciliare e la procedura online
Parallelamente all’obbligatorietà della piattaforma per gli enti locali, il piano del governo introduce una semplificazione radicale anche per i cittadini. L’annuncio principale, e forse quello più atteso, riguarda la possibilità di ricevere il contrassegno fisico direttamente a casa, spedito per posta, senza più l’incombenza di doversi recare fisicamente allo sportello comunale per il ritiro. Una novità che segue il solco già tracciato da alcune amministrazioni locali più virtuose, come il Comune di Perugia, che proprio in questi giorni ha attivato una procedura digitale per la richiesta e il rinnovo, seppur prevedendo ancora il ritiro di persona presso gli uffici periferici [informazione basata sul testo fornito]. Il salto di qualità consiste proprio nell’eliminazione definitiva del passaggio fisico: la domanda si farà online, e il permesso arriverà nella cassetta delle lettere.
L’introduzione di una procedura completamente digitalizzata, accessibile attraverso il sito istituzionale o il portale dell’automobilista con autenticazione Spid o Carta d’identità elettronica, dovrebbe snellire i tempi e ridurre le code agli sportelli. Una volta completata l’istanza e verificati i requisiti – che restano ancorati alla certificazione di invalidità prevista dalla legge 104 – il sistema genererà il contrassegno e lo invierà al domicilio del richiedente. Questo meccanismo, per funzionare, richiederà ovviamente l’interoperabilità piena tra gli uffici comunali preposti al rilascio, come la polizia locale o i servizi sociali, e la piattaforma nazionale. Non solo: l’utente, una volta ricevuto il codice univoco alfanumerico, potrà accedere al portale per gestire in autonomia le targhe associate, attivandone una principale e una secondaria a seconda del veicolo che intende utilizzare, un’operazione fondamentale per evitare che, viaggiando con un’auto diversa dal solito, il sistema di rilevamento non la riconosca come autorizzata e scatti ugualmente la sanzione -5-6.
La gestione delle targhe e il problema dell’interfaccia tecnologica
Se l’obbligo di adesione alla piattaforma risolverà il problema della disomogeneità territoriale, resta sul tappeto la questione prettamente tecnica dell’interfaccia tra i database e gli apparati di rilevamento. I portali di alcuni comuni che già oggi utilizzano il sistema, come quello di Misano Adriatico, spiegano bene che non basta che l’ente aderisca alla banca dati: è indispensabile che i varchi elettronici delle Ztl siano in grado di interrogare in tempo reale quella stessa banca dati per confrontare le targhe di passaggio e scartare quelle autorizzate -6. In caso contrario, anche con il comune formalmente aderente, il transito potrebbe essere ugualmente registrato come infrazione, per poi magari essere stralciato in un secondo momento con un notevole aggravio burocratico.
Il nuovo sistema, così come delineato dal ministro, dovrebbe pertanto imporre non solo l’adesione alla piattaforma, ma anche l’adeguamento infrastrutturale dei sistemi di controllo, affinché la verifica avvenga in tempo reale e in automatico. Il titolare del Cude, d’altro canto, dovrà comunque ricordarsi di mantenere aggiornata la propria targa attiva sulla piattaforma, specialmente se utilizza più veicoli: il sistema nazionale, infatti, gestisce una targa per volta come principale, e se si circola con quella secondaria senza averla preventivamente attivata attraverso il portale o l’app iPatente, si potrebbe incorrere in spiacevoli contrattempi -1-5. La responsabilità della gestione dinamica delle targhe resta quindi in capo all’utente, ma la procedura per farlo, grazie alla digitalizzazione, diventa immediata e non richiederà più passaggi in comune.




