El Niño risveglia il deserto di Atacama, la riserva diventa un paradiso fiorito
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Redazione Esteri
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Uno degli ambienti naturali più inospitali e secchi del pianeta si è trasformato in un dipinto vivente. Il deserto di Atacama, nel nord del Cile, sta vivendo una spettacolare e rarissima fioritura grazie alle eccezionali precipitazioni portate dal fenomeno climatico di El Niño. Sotto il terreno normalmente riarso, milioni di semi e bulbi appartenenti a circa 200 specie diverse sono rimasti in paziente attesa dell'acqua per anni.
Oggi, infiniti tappeti di fiori viola ricoprono vaste distese di sabbia, mentre boccioli bianchi fanno capolino dal suolo screpolato, attirando decine di turisti e fotografi giunti per documentare la trasformazione.
Un evento senza precedenti
Le precipitazioni sono state particolarmente abbondanti in questa stagione. In alcune zone sono stati superati i 180 millimetri di pioggia, una quantità che, come ha spiegato all'AFP César Pizarro, responsabile della biodiversità di Atacama presso la Corporación Nacional Forestal del Cile, «non era mai stata registrata prima». L'acqua è penetrata nella sabbia molto più in profondità del solito, donando nuova linfa alla riserva naturale situata a circa 800 chilometri a nord di Santiago.
Secondo le stime della Conaf, il picco di questo spettacolo ecologico si raggiungerà nel mese di ottobre, quando si prevede che fioriranno ben 15.000 ettari di terreno.
Un fenomeno che genera vita
Pizarro ha sottolineato come, nonostante le preoccupazioni per gli impatti devastanti che El Niño provoca in molte aree del globo, il fenomeno «genera anche vita». Ad Atacama, ha aggiunto, si assiste a «qualcosa di più dei fiori»: nelle aree interessate proliferano infatti insetti, lumache, uccelli, rettili e mammiferi. Le api si dedicano all'impollinazione, mentre gli scarabei si nutrono dei residui e fertilizzano il suolo con i loro escrementi ricchi di azoto, preparando il terreno per le prossime piogge.
«Sebbene esistano diversi deserti che fioriscono quando piove, l'estensione geografica e la varietà delle specie presenti qui sono uniche», ha spiegato il biologo.
El Niño raggiunge livelli storici
L'attuale episodio di El Niño sta assumendo caratteristiche uniche e storiche. Secondo i dati riportati dalla NOAA, il 19 settembre 2026 nel Pacifico centrale è stata registrata un'anomalia termica di 3,05°C, superando il precedente record di 3,02°C stabilito durante il fortissimo El Niño del 2015. Il meteorologo Ben Noll ha avvertito che al fenomeno «restano ancora tre mesi per continuare a intensificarsi», con un picco previsto di «proporzioni senza precedenti» a dicembre.
Le proiezioni dell'ECMWF indicano che le temperature del mare potrebbero raggiungere anomalie di 5,64°C sopra la media nel Pacifico orientale e di 3,55°C nel Pacifico centrale, valori che sarebbero record assoluti.
Conseguenze globali del riscaldamento del Pacifico
Gli effetti di questa intensificazione si fanno sentire a livello globale. Le statistiche del Dipartimento meteorologico indiano mostrano che, fino al 22 settembre, il monsone di sud-ovest ha portato il 15% di pioggia in meno rispetto alla norma, con previsioni di precipitazioni inferiori alla media per agosto e per la seconda metà della stagione monsonica. Negli Stati Uniti, la NOAA ha stimato una probabilità superiore al 90% di un El Niño «molto forte» durante l'autunno e l'inverno dell'emisfero settentrionale.
Le intense piogge che hanno colpito il Cile a luglio hanno avuto conseguenze gravi: almeno 13 persone hanno perso la vita e circa 4.000 abitazioni sono state distrutte o hanno subito danni ingenti.
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