La nuova Cannondale Bad Habit, quando il dna enduro prende una “cattiva strada”

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Cannondale, che da anni ormai sforna soluzioni tecniche spesso discusse – basti pensare alle sue sperimentazioni con forcelle lefty o telai a doppio ammortizzatore –, sembra aver finalmente trovato la quadratura del cerchio per il segmento gravity. La nuova Bad Habit, presentata ufficialmente da pochi giorni, non va intesa come una semplice “sorella maggiore” della famiglia Habit, bensì come una piattaforma totalmente inedita, sviluppata in carbonio e pensata per regalare emozioni forti sui trail più tecnici. Con 160 mm di escursione all’anteriore (grazie a una forcella RockShox Lyrik) e 155 mm al posteriore, questa mullet – che monta cioè una ruota anteriore da 29 pollici e una posteriore da 27,5 – arriva a riempire un vuoto preciso nel catalogo, posizionandosi come la vera erede spirituale di quelle macchine da enduro che non temono le linee più sconnesse.

Una vittoria che vale una conferma

Se c’è un dato che trasforma un lancio commerciale in una notizia tecnica, questo è il palmarès che la bici si porta già addosso. Non si tratta di un prototipo vago o di una concept bike da salone, perché la Bad Habit – nella versione che potrete trovare nei negozi – ha già dominato la scena mondiale. È stata infatti la cavalcatura scelta da Ella Conolly per portare a casa la classifica generale della Coppa del Mondo Enduro (EDR) nel 2025. La giovane atleta, che ha collezionato vittorie di tappa in Francia, Austria e Italia, ha dimostrato come il telaio sia in grado di reggere i ritmi serrati delle competizioni senza battere ciglio. Questa credibilità, conquistata sul campo, sposta l’asticella dell’attenzione: non stiamo parlando di una bici da “all mountain” spensierata, ma di un’arma affilata per chi cerca la precisione chirurgica in discesa.

L’ossessione per la misura giusta

A rendere unica questa piattaforma – e a giustificarne il prezzo di listino che parte da 4.999 euro per l’allestimento 2 fino a sfiorare gli 8.000 per il modello top di gamma – è la filosofia “Proportional Response”. In termini meno tecnici, i progettisti di casa Cannondale hanno scartato l’idea di un telaio “taglia unica” ingrandito o rimpicciolito a piacere; hanno invece modificato la cinematica della sospensione, l’angolo del cannotto di sterzo e persino la lunghezza dei foderi bassi a seconda della misura scelta (dalla S alla XL). Sui telai più grandi, per esempio, il carro posteriore si allunga leggermente per bilanciare il baricentro più alto del ciclista, evitando quelle fastidiose sensazioni di “pompaggio” durante le frenate violente. Una scelta, questa, che dimostra una maturità progettuale non comune, lontana anni luce dalle semplicistici operazioni di marketing.

Dettaglio e sostanza nella meccanica

Chi si avvicina a questa Bad Habit con occhio critico noterà subito l’assenza di fronzoli inutili. Il movimento centrale è filettato (standard BSA), un particolare che i meccanici apprezzeranno per la facilità di manutenzione e l’assenza di scricchiolii nel tempo. L’ammortizzatore, un RockShox Vivid nelle varie declinazioni Ultimate o Select+, è compatibile sia con molle in acciaio che con aria, dando la libertà di scelta su come tarare il fondo corsa. E poi c’è il “StashPort”, un vano pratico ricavato nel tubo obliquo per nascondere camera d’aria di scorta o attrezzi: un’idea rubata al mondo delle bici da strada ma qui perfettamente contestualizzata per l’outdoor. La bici, insomma, abbandona le vecchie manie di standard proprietari per abbracciare una compatibilità più universale, salvo poi sfoggiare un aspetto grintoso con protezioni in gomma sul carro e finiture raw carbon.

L’equilibrio tra gioco e competizione

Non lasciatevi ingannare dalle specifiche da gara, però. I tecnici descrivono la Bad Habit come una “all-mountain dall’animo enduro” proprio perché non chiede all’amatore uno stile di guida da professionista per essere divertente. L’angolo di sterzo di 64 gradi, unito a un cannotto sella piuttosto verticale (77,7°), permette di affrontare le risalite senza affanni, mentre in discesa il setup mullet esalta l’agilità del retrotreno. Si tratta di una bici che parla al ciclista, che lo premia se osa, ma che non lo punisce in modo esagerato in caso di errore. Un equilibrio raro, che la rende adatta sia per i “weekend warrior” che per i rider che vogliono affacciarsi al mondo delle enduro series. E con un peso dichiarato che oscilla tra i 15,6 e i 16 kg a seconda dell’allestimento, ci troviamo di fronte a una delle proposte più interessanti per il 2026.

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