Ferrari svela Hypersail, il monoscafo in carbonio che sfiderà l’oceano (e il vento)

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Che lo spirito del Cavallino Rampante non fosse mai stato domato dall’asfalto, lo si era capito da tempo; eppure, vedere Maranello proiettarsi in mare con un’ambizione tanto radicale – capace di fondere l’alchimia della Formula Uno con l’imprevedibilità della vela d’altura – suscita comunque un certo effetto. In occasione della Milano Design Week, Ferrari ha infatti tolto i veli dalla livrea di “Hypersail”, un innovativo monoscafo oceanico di circa trentatré metri – o cento piedi, per usare la misura cara ai navigatori – che promette di rivoluzionare il concetto stesso di navigazione. Progettato per “volare” sull’acqua piuttosto che solcarla, questo gioiello di ingegneria si regge su tre punti d’appoggio grazie a un sistema di foil sofisticato, lo stesso principio che permette agli AC75 della Coppa America di librarsi fuori dall’acqua, anche se l’obiettivo dichiarato qui non è il giro di boa, bensì il giro del mondo.

A guardarlo, viene subito da notare l’assenza del rosso: una scelta controcorrente che racconta molto della natura sperimentale del progetto. La casa emiliana ha optato per una livrea bicolore che alterna il “Grigio Hypersail” – a vista sul carbonio nudo dello scafo – a un acceso “Giallo Fly”, una tinta che non è solo una concessione all’estetica, ma un vero e proprio tributo alla memoria storica del marchio. Questo giallo, spiegano da Maranello, nacque da un’intuizione di Fiamma Breschi, vedova del pilota Luigi Musso (il celebre “pilota dal casco giallo”) e amica di Enzo Ferrari, oltre ad essere stato utilizzato su modelli iconici come la 275 GTB. In questa barca, però, il colore non si limita a decorare: veste la cabina, i foil laterali e le murate, creando un contrasto visivo che esalta le linee affusolate, le quali peraltro richiamano le proporzioni pure della Monza SP1/SP2 e l’architettura della Hypercar 499P, recente vincitrice a Le Mans.

L’osmosi tra il box e la plancia: tecnologia in prestito dalle hypercar

Non si tratta, beninteso, di un semplice esercizio di stile nautico. Dietro la silhouette quasi fantascientifica di Hypersail si nasconde un trasferimento tecnologico massiccio dal mondo dei motori a quello della vela, una sinergia che il Chief Design Officer Flavio Manzoni ha definito “un’opportunità inattesa e un obiettivo sfidante”. Il cuore pulsante dell’imbarcazione è un sofisticato sistema di controllo del volo: un insieme di sensori e algoritmi, mutuati dall’esperienza diretta della Scuderia in pista, che gestiscono in tempo reale l’assetto dei foil per stabilizzare il volo anche con mare mosso. A dirigere questa complessa partitura ci pensa Matteo Lanzavecchia, Head of Vehicle Engineering di Ferrari, che ha rivestito il doppio ruolo di chief technology officer per il progetto, affiancato dal progettista navale Guillaume Verdier – mente indietro le ultime generazioni di barche volanti dell’America’s Cup – e dal team leader Enrico Voltolini, subentrato dopo la prima fase di sviluppo a Giovanni Soldini per guidare la messa a punto di questo “razzo” dei mari.

L’aspetto forse più rivoluzionario, però, riguarda l’alimentazione: la barca sarà completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Nella coperta e lungo le murate sono stati integrati ampi pannelli solari – calpestabili e dotati di grip specifico per garantire la sicurezza dell’equipaggio – la cui posizione è stata determinata da uno studio avanzato dell’esposizione solare in navigazione. Questi, insieme all’energia eolica catturata dalle vele e a quella cinetica recuperata dal movimento dello scafo, alimenteranno i complessi sistemi idraulici necessari a manovrare i foil e la chiglia basculante, senza la necessità di ricorrere a motori a combustione interna. È una dichiarazione d’intenti precisa: la performance, anche in ambienti estremi come l’oceano, può e deve fare i conti con la sostenibilità, un tema su cui l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha voluto puntare il faro, parlando di “leggi della natura” come uniche alleate per compiere qualcosa di storicamente rilevante.

Un laboratorio galleggiante in attesa del varo

Al momento, la costruzione dello scafo in carbonio è stata completata e l’attenzione del team – che vanta nomi di peso come il velista australiano Glenn Ashby, mago del foiling – si è spostata sull’integrazione dei sistemi di bordo e sulle rifiniture. Il varo è atteso per il periodo successivo all’estate, probabilmente tra settembre e fine anno, anche se luogo e data esatti rimangono avvolti nel tipico riserbo che accompagna i progetti più ambiziosi della casa di Maranello. Una volta in acqua, l’obiettivo non sarà competere regata dopo regata, ma inseguire i grandi record oceanici, a cominciare dal Trofeo Jules Verne: la circumnavigazione del globo a vela in equipaggio, dove il tempo da battere si aggira attorno ai quaranta giorni, una soglia che Hypersail è stata progettata per infrangere.

Tutto questo, naturalmente, senza mai dimenticare il palcoscenico che ha fatto da cornice alla presentazione. Fino al 26 aprile, il flagship store di Ferrari in centro a Milano e un’installazione monumentale sulla terrazza di Highline (con vista sul Duomo) raccontano al pubblico il percorso creativo che ha portato alla nascita di questo monoscafo. L’impressione, guardando le linee tese e i colori accesi, è che per Ferrari l’acqua rappresenti semplicemente l’ultima frontiera di un desiderio irrefrenabile: spostare i limiti del possibile, che si tratti di una pista asfaltata o di un oceano in tempesta, dove il Cavallino, ormai, ha deciso di volare davvero.

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