Ferrari, l’Hypersail vola in design week: niente rosso, ma record nell’oceano
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Milano, sempre capace di trasformare un salone di mobili in un palcoscenico per l’eccesso tecnologico, ha assistito a una scena inedita: sotto i portici del Duomo, il Cavallino ha svelato una barca. Ma non una barca qualsiasi, sia chiaro. Si tratta di Hypersail, un monoscafo oceanico di 100 piedi – poco più di trenta metri – che l’azienda di Maranello ha scelto di presentare proprio al Ferrari Store durante la Design Week, lanciando un messaggio tanto silenzioso quanto inequivocabile sulla sua visione di performance. Il progetto, che ha richiesto un lungo processo creativo durato anni, non è un semplice esercizio di stile fine a se stesso, bensì l’estensione più radicale del DNA automobilistico nel mondo della vela off-shore, dove la forma diventa conseguenza diretta della funzione e del vento.
L’aereodinamica come grammatica liquida
A guardare le linee di Hypersail, infatti, viene subito in mente un aereo più che una barca a vela tradizionale, e del resto il concetto di “volo” è centrale nella sua architettura. L’imbarcazione è stata progettata per sollevarsi dalla superficie dell’acqua grazie a dei foil, quelle appendici che riducono l’attrito e consentono velocità prossime ai 50 nodi, una soglia che per un monoscafo di queste dimensioni rappresenta una frontiera tecnologica impressionante. Il team di sviluppo, che ha visto la collaborazione tra il Ferrari Tech Team guidato da Matteo Lanzavecchia, il Ferrari Design Studio di Flavio Manzoni e l’architetto navale Guillaume Verdier (un nome, quest’ultimo, pesantissimo nel mondo della Coppa America), ha lavorato per trasferire il know-how della galleria del vento sul mare aperto. La silhouette affusolata richiama le proporzioni della Monza SP1 e SP2, mentre il coachroof – la parte rialzata della coperta – è un omaggio diretto all’architettura della Hypercar 499P, vincitrice a Le Mans. Non si tratta di citazioni stilistiche casuali, ma della volontà di applicare la stessa grammatica aerodinamica a un elemento fluido e imprevedibile come l’oceano.
L’energia pulita e la sfida dell’autosufficienza
Uno degli aspetti più rivoluzionari di questo scafo, e che lo distacca nettamente dalle barche dei record del passato, riguarda il sistema energetico: l’imbarcazione è stata concepita per essere completamente autosufficiente. Integrati nella coperta e nelle murate troviamo circa cento metri quadrati di pannelli solari, studiati non solo per essere efficienti ma anche calpestabili e dotati di grip specifico, in modo da non intralciare il lavoro dell’equipaggio durante le manovre. A questi si aggiungono sistemi di recupero dell’energia cinetica ed eolica, creando così un ecosistema a bordo che non dipende da generatori diesel. Questa scelta non è solo una dichiarazione green, ma una necessità operativa per chi punta a battere record come il giro del mondo in meno di 40 giorni, un’impresa che richiede affidabilità assoluta e assenza di soste per rifornimenti. Il sistema di controllo del “volo”, inoltre, deriva direttamente dall’esperienza maturata sulle supercar ibride del Cavallino, dove la gestione elettronica delle forze in gioco è fondamentale per mantenere l’assetto. Un sofisticato software, insomma, gestisce l’inclinazione dei foil e delle vele, adattandosi in tempo reale alle raffiche di vento, esattamente come il controllo di trazione si adatta all’aderenza dell’asfalto.
Il giallo che sostituisce il rosso e il cantiere aperto
La vera sorpresa estetica della presentazione milanese, però, è stata la livrea. Per questa avventura oceanica, Ferrari ha accantonato il celebre Rosso Corsa per adottare una combinazione inedita di “Nuovo Giallo Fly” e un “Grigio Hypersail” molto scuro, quasi nero, che celebra il carbonio di cui è composto lo scafo. Il giallo, va ricordato, è un colore storico per la casa modenese (nacque da un’intuizione di Fiamma Breschi, vedova del pilota Luigi Musso, ed è un omaggio al casco del marito oltre che alla città di Modena), ma la sua scelta per questa barca ha anche una funzione pratica: la tonalità vivace migliora la visibilità in mezzo alle onde e riduce l’assorbimento di calore. Lo stato di avanzamento dei lavori è ormai avanzato; fonti vicine al cantiere riferiscono che lo scafo è in fase di completamento e che il varo è atteso per la fine dell’estate del 2026, anche se il luogo esatto del primo bagno resta ancora avvolto nel segreto. L’obiettivo dichiarato dal team, guidato dal project leader Enrico Voltolini (che ha preso il posto di Giovanni Soldini in una transizione ormai definita), è quello di attaccare il trofeo Jules Verne, cercando di scendere sotto la fatidica soglia dei 40 giorni per la circumnavigazione del globo. Una sfida che, se riuscita, riscriverebbe i libri di storia della nautica, portando il nome di Maranello dove nessuna quattro ruote era mai arrivata prima.




