Il bronzo di Riccardo Lorello, l'emozione di un podio davanti a casa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La gioia, quando arriva a un quarto d'ora da dove si è cresciuti, ha un sapore più intenso e un peso specifico diverso. Lo ha dimostrato, con le lacrime che rigavano il volto subito dopo il traguardo, Riccardo Lorello, il ventitreenne di Nova Milanese che nell'impianto di Rho Fiera ha scritto una pagina indimenticabile per lo sport italiano. Sul ghiaccio dei 5000 metri di pattinaggio velocità, specialità nella quale l'azzurro muoveva i primi passi olimpici, è giunto il bronzo storico, conquistato con un tempo di 6'09"22 e precedendo di soli 35 centesimi un atleta di caratura come il "capitan" Ghiotto. Un podio, il suo, che ha immediatamente assunto i contorni di un fatto familiare e collettivo, visto che tra il pubblico assiepato nelle tribune c'erano i nonni e il padre, pronti a stringerlo in un abbraccio carico di significato.

Un risultato che parla il dialetto di casa

"Tutto assurdo, è il capitolo più importante della mia vita", ha confessato l'atleta una volta riacquisita la voce, in un miscuglio di stupore e felicità che difficilmente si cancella. Le sue parole, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni circa il valore aggiunto di quella prestazione: disputare la gara di una vita a pochi chilometri dal proprio paese, vedendo tra gli spettatori volti conosciuti da sempre, trasforma un successo sportivo in un'esperienza personale e umana difficilmente ripetibile. "Davanti alla mia famiglia, ai miei nonni, agli amici e al mio condominio dà più gusto", ha spiegato Lorello, sottolineando come l'essere "di qui" abbia moltiplicato il gusto dell'impresa. Un'esplosione di emozioni che si è incastonata in una giornata già straordinaria per il movimento azzurro, capace di centrare più medaglie nel giro di poche ore.

Il filo che lega le storie olimpiche

Quella di Lorello, per certi versi, sembra tessere un filo ideale con altre storie di queste Olimpiadi, come quella dell'oro vinto da Francesca Lollobrigida nei tremila metri, atleta con forti legami territoriali a sua volta. Due percorsi diversi, ma accomunati dalla capacità di regalare alla patria del ghiaccio momenti di pura esaltazione, contribuendo a quel record di medaglie che sta caratterizzando la spedizione italiana. Il bronzo del pattinatore di Nova Milanese, in particolare, porta con sé il segno di un'atleta che, all'esordio assoluto nella rassegna a cinque cerchi, non si è fatto intimidire dalla posta in gioco, gestendo la pressione e la fatica di una gara estremamente tattica fino all'ultimo giro di pista.

Il valore di un metallo che brilla come l'oro

La medaglia, sebbene di bronzo, ha dunque un bagliore speciale, che va ben oltre il semplice valore metallico. Essa rappresenta il coronamento di anni di sacrifici, il premio a una dedizione totale, e al tempo stesso segna l'ingresso di una nuova località, Nova Milanese, nell'albo d'oro delle Olimpiadi invernali italiane. Un risultato che, senza bisogno di enfasi retorica, parla da solo e si consegna alla cronaca sportiva come uno di quelli destinati a rimanere nella memoria, non solo per il merito atletico ma per il contesto unico e personale in cui è maturato. Il pianto liberatorio dell'atleta tra le braccia del genitore, immagine già diventata iconica, ne è la testimonianza più vivida e sincera.

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