Tesoro Usa raddoppia i riacquisti di debito, effetto a catena sui Btp trentennali
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Redazione Economia
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L’annuncio del Dipartimento del Tesoro americano, che ha comunicato l’intenzione di raddoppiare la dimensione delle operazioni di riacquisto del debito pubblico a lunga scadenza, ha scosso i mercati obbligazionari globali, con un contraccolpo immediato e particolarmente visibile sul fronte dei rendimenti. A partire dal prossimo 9 settembre e fino al 4 novembre, l’importo destinato a ogni singola operazione di buyback passerà dagli attuali 2 miliardi di dollari ad almeno 4 miliardi, concentrandosi sui Treasury con durata compresa tra i 10 e i 20 anni e tra i 20 e i 30 anni.
La decisione, che rientra nel programma accelerato di riacquisto guidato dal segretario Scott Bessent, ha prodotto l’effetto desiderato sul mercato interno, determinando un repentino calo dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, che nelle sedute precedenti avevano toccato picchi massimi degli ultimi diciannove anni.
L’effetto della mossa di Bessent sui Treasury
Il provvedimento, che il Tesoro ha definito come un incremento “di almeno il doppio” rispetto alle operazioni precedenti, va a colpire proprio quel segmento della curva dei rendimenti che aveva registrato le tensioni maggiori negli ultimi mesi, alimentate da un’ondata di acquisti speculativi e da aspettative di politica monetaria ancora incerte. La nota ufficiale diffusa dal Dipartimento ha precisato che ulteriori dettagli sulle dimensioni future delle operazioni di riacquisto verranno forniti in occasione del prossimo rifinanziamento trimestrale, attualmente in calendario per il 4 novembre.
L’intervento, che di fatto raddoppia la capacità d’intervento del Tesoro sul mercato secondario, ha invertito la rotta di un sell-off che aveva portato i rendimenti a livelli considerati critici per la stabilità del debito sovrano, e le ripercussioni non si sono fatte attendere sui listini obbligazionari europei e, in particolare, su quelli italiani.
Il Btp trentennale vicino al 5%
Nel nostro Paese, il titolo di Stato a più lunga scadenza, il Btp con scadenza ottobre 2055, ha vissuto una seduta particolarmente nervosa. Nelle ore immediatamente precedenti all’annuncio del Tesoro statunitense, il rendimento di questa emissione era arrivato a sfiorare la soglia psicologica del 5%, toccando i massimi dal 2023 e riportando la memoria ai timori di uno spread fuori controllo e alle difficoltà di rifinanziamento del debito pubblico italiano.
Tuttavia, subito dopo la diffusione della notizia riguardante i maggiori riacquisti americani, la pressione sul titolo si è attenuata, con il rendimento che è sceso al 4,83%. Il balzo iniziale, che aveva riacceso i riflettori sulla fragilità dei mercati emergenti e periferici in un contesto di tassi elevati, è stato quindi riassorbito solo in parte dalla controtendenza innescata dall’intervento di Bessent, dimostrando quanto il debito italiano rimanga estremamente sensibile agli umori del mercato statunitense.
La reazione a catena sui listini azionari
La volatilità non ha riguardato soltanto i bond, ma si è estesa con forza anche ai mercati azionari, dove la seduta di ieri era stata caratterizzata da un vero e proprio sell-off, particolarmente concentrato nel comparto tecnologico. L’indice Nasdaq 100 ha subito una flessione di circa l’1,7%, con titoli come CoreWeave che hanno lasciato sul terreno il 12%, Lumentum il 10%, mentre Seagate, Teradyne e Sandisk hanno registrato cali del 9%.
L’apertura odierna di Wall Street, nonostante il perdurare dei rialzi dei prezzi di petrolio e gas, ha mostrato un fugace tentativo di recupero, con il Nasdaq 100 che è tornato sui livelli di chiusura di martedì. Il movimento correttivo, sebbene breve, indica che gli operatori stanno progressivamente digerendo l’impatto della mossa del Tesoro, cercando di valutare se il raddoppio dei riacquisti possa rappresentare un argine sufficiente a contenere l’escalation dei rendimenti nei prossimi mesi, in attesa di capire quali saranno i numeri esatti che verranno svelati a novembre.
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