Oro sui massimi da tre mesi, il Tesoro Usa accelera sui riacquisti e il dollaro si indebolisce
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La corsa dell'oro non accenna a fermarsi. Nella mattinata di lunedì 24 agosto, il metallo prezioso ha superato il tetto dei 4.700 dollari l'oncia, toccando un picco di 4.728 dollari e raggiungendo così i massimi da oltre tre mesi, precisamente da metà maggio.
Questo nuovo slancio, che arriva dopo tre settimane consecutive di rialzi per un guadagno superiore al 5% solo nell'ultima ottava, è stato alimentato principalmente da una decisione a sorpresa del Dipartimento del Tesoro statunitense, che ha riaperto il dibattito sul rischio fiscale del paese e gettato nuova luce sul rapporto tra debito pubblico e beni rifugio.
La mossa del Tesoro e il timore del debito
A innescare il rally è stato l'annuncio, arrivato mercoledì scorso dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, di raddoppiare il volume dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, portando l'importo da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione. L'iniziativa, che riguarda i Treasury con scadenze tra i 10 e i 30 anni, è stata ufficialmente giustificata come un intervento per migliorare la liquidità del mercato e calmierare i rendimenti, che sul trentennale avevano toccato livelli che non si vedevano da quasi vent'anni.
Tuttavia, la mossa è stata letta dagli investitori come un segnale ben più profondo, legato all'enorme mole di debito pubblico americano, che ha ormai superato la soglia psicologica dei 40.000 miliardi di dollari. La prospettiva che l'amministrazione possa intervenire in modo più deciso sul mercato per gestire il costo del proprio debito ha riacceso i timori per un indebolimento del dollaro, spingendo i capitali verso beni rifugio alternativi come l'oro.
Dollaro in affanno e debasement trade
L'indice del dollaro, che misura il suo valore rispetto a un paniere di valute, ha perso quasi il 2,5% in una settimana, un calo che rende le materie prime denominate in dollari, come l'oro, più convenienti per gli investitori esteri. Si tratta del cosiddetto "debasement trade", la strategia che porta a lasciare le valute tradizionali per rifugiarsi in beni reali e riserve di valore, e che aveva già contribuito a spingere l'oro verso i suoi massimi storici nel 2025.
Secondo gli analisti di Bank of America, il metallo ha mostrato una correlazione particolarmente forte con il cambio euro-dollaro in questo periodo. La crescente preoccupazione per la sostenibilità fiscale degli Stati Uniti, alimentata anche dal fabbisogno di finanziamento del Tesoro per il trimestre in corso, stimato in 739 miliardi di dollari, rende il lingotto sempre più un'assicurazione contro il rischio di una perdita di potere d'acquisto del biglietto verde.
Il sostegno degli Etf e il peso delle parole di Dalio
A rafforzare il sentiment positivo verso l'oro hanno contribuito anche i dati sui flussi degli Etf garantiti dal metallo, che la scorsa settimana hanno registrato afflussi per oltre 28 tonnellate, il dato più alto da gennaio, quando il prezzo correva verso il record storico di poco inferiore ai 5.600 dollari.
A tenere alta l'attenzione sul metallo prezioso è stato inoltre un intervento di Ray Dalio, il fondatore miliardario di Bridgewater Associates, che in un post su LinkedIn ha invitato gli investitori a ridurre l'esposizione alle obbligazioni e a destinare fino al 15% del portafoglio all'oro, come protezione dal rischio di una crisi del debito statunitense. Le sue parole hanno dato ulteriore legittimità a una narrativa che vede nel debito americano un problema strutturale e non più contingente.
Prospettive e incognite future
Nonostante il forte rialzo, non mancano le voci di scetticismo. Alcuni analisti, come quelli di Evercore ISI, hanno definito il piano di Bessent una forma debole di "Operation Twist" che di per sé avrà un impatto duraturo limitato, rischiando anzi di rivelare la preoccupazione del Tesoro per la propria capacità di finanziarsi a costi accettabili.
Anche il mercato obbligazionario, dopo un primo calo, ha mostrato di non essere facilmente domabile, con i rendimenti che sono risaliti, dimostrando come 4 miliardi di dollari di riacquisti siano una goccia in un oceano di debito. Le prospettive per l'oro, quindi, dipenderanno in larga misura da come evolverà la tensione tra la necessità della Federal Reserve di combattere l'inflazione, che potrebbe portare a nuovi rialzi dei tassi, e la volontà del Tesoro di contenere il costo del debito.
L'incertezza su questo fronte, alimentata anche dal prossimo simposio di Jackson Hole, dove è atteso il discorso del presidente della Fed Kevin Warsh, potrebbe continuare a sostenere il prezzo del metallo giallo, come del resto suggeriscono le previsioni di Ubs, che vede il lingotto salire fino a 5.400 dollari nei prossimi dodici mesi.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
