Travaglio: la Flotilla costringe il governo a confessare le proprie mancanze
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Redazione Interno
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Marco Travaglio, direttore de il Nove, ha definito l’iniziativa della Flotilla per Gaza come un elemento rivelatore, capace di costringere il potere politico-mediatico italiano a “mostrarsi per quello che è: un mostro a più teste”. Secondo la sua analisi, quegli attivisti, provenienti da quarantaquattro paesi e privi di qualsiasi risorsa se non i propri corpi e la propria voce, hanno realizzato in pochi giorni di navigazione più di quanto non abbiano saputo fare, in due anni, i governi occidentali e arabi. Un’azione che, al di là del suo scopo umanitario immediato, ha agito come una cartina al tornasole, mettendo in luce le contraddizioni e le reazioni scomposte dell’esecutivo.
La cautela di Giorgia Meloni e il silenzio sulle proteste
In questo contesto, la risposta della premier Giorgia Meloni alle recenti mobilitazioni di piazza è apparsa caratterizzata da una notevole cautela. Decidendo di non commentare pubblicamente le ragioni dello sciopero generale indetto in sostegno alla Flotilla e a Gaza, ha preferito concentrarsi pubblicamente sul ringraziamento alle forze dell’ordine per i, da lei definiti, “tentativi organizzati di scontro”. Tuttavia, stando a quanto riportato da alcuni ministri, nel corso dell’ultimo consiglio dei ministri la leader di Fratelli d’Italia avrebbe dichiarato di voler conoscere i costi esatti della mobilitazione prima di rivolgere una dichiarazione ufficiale agli italiani.
Un tweet dal passato che evidenzia un cambio di approccio
Questa scelta di un silenzio temporaneo, protrattosi per circa ventiquattr’ore, si scontra con una posizione pubblicamente espressa in passato. Come emerso dagli archivi, in un tweet risalente al 28 luglio 2014, l’allora emergente leader politica commentava con toni duri “un’altra strage di bambini a #Gaza”, in un momento in cui le temperature a Roma erano miti e l’atmosfera cittadina sonnolenta. Quel messaggio, oggi, rimane a documentare un approccio radicalmente diverso, sottolineando come le priorità della comunicazione politica possano mutare nel tempo.
Le pressioni della Lega e il dibattito sul diritto di sciopero
Intanto, mentre la premier attende i dati economici della protesta, dalla Lega arriva un pressing per l’introduzione di norme anti-sciopero, un tema che rientra nel più ampio dibattito sul diritto di manifestare e sulle sue ricadute. La piazza, d’altronde, con le sue dimensioni e le sue ragioni, rappresenta un fenomeno che il governo non può ignorare, anche per le posizioni “filo-palestinesi” che attraversano, seppur minoritarie, una parte dello stesso elettorato di destra. La situazione, nel suo insieme, delinea un quadro complesso dove le azioni della società civile finiscono per interrogare direttamente le scelte della politica.




