Protesta alla Sapienza: studenti in corteo e occupazione di Scienze Politiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo capitolo di mobilitazione si è scritto all’interno dell’università Sapienza di Roma. Un corteo studentesco ha attraversato la città universitaria concludendo la propria azione con l’occupazione della facoltà di Scienze politiche. L’intera iniziativa, che ha visto la partecipazione di movimenti come Cambiare Rotta e di diversi collettivi, si è posta l’obiettivo dichiarato di bloccare le lezioni e contestare gli accordi che l’ateneo intrattiene con le industrie militari e con le università israeliane, considerate dai manifestanti una forma di complicità in quello che essi definiscono, senza mezzi termini, un “genocidio”.

Simboli e momenti di tensione durante la protesta

L’atmosfera è stata percorsa da una forte carica simbolica, con cartelli che ritraevano i volti di esponenti del Governo accostati alla scritta “complice del genocidio”, mentre alcuni fogli, identificati come relativi a un “master in geopolitica e sicurezza in partnership con Leonardo”, sono stati dati alle fiamme. La protesta, che non ha trascurato momenti di tensione come il lancio di vernice contro l’ingresso del Rettorato e l’uso di petardi e fumogeni, si è espressa anche attraverso cori diretti contro la rettrice, invitata a “strappare gli accordi con Israele”, in un crescendo di voci che hanno riecheggiato negli spazi accademici.

L'occupazione di Scienze politiche e la bandiera palestinese

Al termine del corteo, che ha toccato varie facoltà e dipartimenti, gli attivisti hanno calato una grande bandiera palestinese sull’edificio, un gesto di chiara impronta politica che ha preceduto l’ingresso nella sede di Scienze politiche. L’occupazione, annunciata con lo slogan “Blocchiamo tutto, noi la guerra non la vogliamo”, rappresenta la misura più tangibile di una contestazione che mira a interrompere il regolare svolgimento della didattica, trasformando gli spazi universitari in un luogo di rivendicazione permanente.

Un movimento di protesta ispirato a modelli internazionali

Quella di Roma si inserisce in un più ampio movimento di protesta che, ispirandosi ai modelli d’oltreoceano, trova nelle aule accademiche il proprio teatro principale per opporsi a collaborazioni giudicate inaccettabili. L’azione, che ha unito gruppi differenti sotto un’unica regia, dimostra come la questione sia divenuta centrale per una parte degli studenti, i quali scelgono forme di dissenso diretto e occupazionale per far sentire la propria voce su scenari internazionali che sentono di dover contrastare.

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