La truffa del contachilometri adesso colpisce anche le auto elettriche
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Redazione Economia
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Il mercato dell’usato, nonostante le ristrettezze economiche che spingono molti italiani a cercare alternative al nuovo, continua a macinare volumi impressionanti; un’analisi dei passaggi di proprietà rivela una crescita costante, alimentata anche dalla ricerca di un mezzo affidabile per le vacanze. In questo contesto, però, si nasconde un pericolo che molti credevano relegato alle vecchie utilitarie a gasolio: la manipolazione del contachilometri, quella frode silenziosa che abbassa artificialmente i km percorsi per gonfiare il prezzo di vendita, sta mutando pelle.
Secondo gli ultimi rapporti del settore, la pratica si sta adattando con rapidità impressionante alle nuove tecnologie, tanto che nemmeno le vetture a batteria sono più al sicuro da questo inganno.
La svolta tecnologica della frode
Se un tempo si pensava che i display digitali e le centraline sofisticate delle elettriche potessero scoraggiare i malintenzionati, i dati raccolti da società specializzate come carVertical raccontano una verità ben diversa. Le auto ibride e quelle completamente elettriche, sebbene rappresentino ancora una fetta minoritaria del parco circolante rispetto a diesel e benzina, iniziano a comparire con preoccupante regolarità nelle statistiche delle vetture "schilometrate".
Le indagini più recenti indicano che, per quanto riguarda le pure EV, quasi l’1% di quelle controllate presentava anomalie al contachilometri; e la riduzione media applicata dai truffatori in questo specifico segmento non è affatto trascurabile, attestandosi su cifre vicine ai 60mila km percorsi in meno. Questo fenomeno, evidenziano gli analisti, è destinato ad aggravarsi con la diffusione massiccia delle elettriche sul mercato dell'usato.
Le insidie dietro l’angolo per chi cerca l’affare
A complicare ulteriormente il quadro, a cavallo tra la primavera e l’estate del 2026, si aggiunge un elemento di pressione psicologica per gli acquirenti: il timore dei disservizi aerei legati alle tensioni geopolitiche spinge molti a ripiegare sulla propria automobile per gli spostamenti, aumentando la domanda di veicoli usati e, di riflesso, l’urgenza di concludere l’acquisto. In questo clima di fretta, la cerchia delle truffe si allarga: oltre ai km scalati – che restano l’inganno più classico – esistono altre 4 trappole micidiali.
Si va dalla vendita di vetture incidentate e riparate in economia (si stima che quasi una vettura su due controllate dai portali specializzati nasconda danni pregressi) fino alla clonazione dei numeri di telaio, passando per i falsi annunci online dove la caparra richiesta scompare insieme al finto venditore.
Come difendersi dalla manipolazione digitale
Verificare l’integrità di un’auto, soprattutto quando si tratta di modelli recenti o elettrici, richiede oggi un approccio più meticoloso rispetto al passato. Il semplice controllo visivo degli interni o del volante non basta più a tradire l’alto chilometraggio, dato che i sedili in ecopelle o i materiali moderni usurano meno velocemente.
Gli esperti consigliano di incrociare i dati visualizzati sul cruscotto con le banche dati delle revisioni e, cosa spesso sottovalutata, con i registri di manutenzione delle officine autorizzate; questi ultimi custodiscono infatti fotografie digitali dello storico degli interventi, uno strumento fondamentale per scoprire discrepanze irrisolvibili tra quanto dichiarato dal venditore e la realtà dei fatti.
Inoltre, prestare attenzione a particolari come la qualità della carrozzeria (spazi irregolari tra i pannelli sono spesso spie di incidenti gravi) rimane una pratica vinante, esattamente come diffidare di chi chiede un pagamento urgente senza permettere una perizia indipendente.




