Auto usate, la truffa del contachilometri: quanto si paga in più e come difendersi
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Redazione Economia
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Acquistare un'auto usata è spesso un'impresa che richiede cautela e spirito di osservazione, specialmente quando ci si imbatte in offerte che sembrano troppo vantaggiose per essere vere. Tra le insidie più subdole che si celano dietro a un prezzo allettante c'è la manipolazione del contachilometri, una pratica illecita che consiste nell'abbassare artificialmente i chilometri percorsi per far apparire il veicolo meno usurato e, di conseguenza, più appetibile sul mercato.
Secondo i dati raccolti da carVertical, società specializzata nell'analisi dei dati automobilistici, questa frode è ben lungi dall'essere un fenomeno marginale. In Italia, circa il 2,7% delle auto controllate presenta anomalie al chilometraggio, con una riduzione media di circa 41.500 chilometri, un dato che sale al 6,3% per i veicoli importati dall'estero a causa della mancanza di uno scambio efficace di informazioni storiche tra i Paesi.
L'impatto economico di una frode silenziosa
Le conseguenze economiche di questa truffa sono significative e colpiscono direttamente il portafoglio degli acquirenti. Lo studio di carVertical rivela che la manipolazione del contachilometri può comportare un rincaro del prezzo di vendita fino al 29,3% rispetto al valore reale del veicolo. Tradotto in cifre, un'auto il cui valore effettivo si aggira attorno ai 15.500 euro potrebbe essere venduta a 20.000 euro, generando un danno diretto per il malcapitato acquirente che si ritrova a pagare un sovrapprezzo ingiustificato.
Su scala nazionale, le perdite annuali causate da questa frode superano i 467 milioni di euro, un dato che posiziona l'Italia tra i Paesi europei più colpiti, insieme a Regno Unito, Francia e Germania.
I rischi nascosti oltre il prezzo gonfiato
Il danno, tuttavia, non è solo di natura economica. Acquistare un'auto con un chilometraggio falsificato significa esporsi a rischi ben più gravi, legati alla sicurezza e all'affidabilità del mezzo. Come sottolinea Matas Buzelis, esperto del settore per carVertical, un chilometraggio reale molto più alto di quello dichiarato rende difficile programmare correttamente la manutenzione ordinaria e straordinaria.
Componenti critiche come la cinghia di distribuzione, l'impianto frenante o le sospensioni potrebbero essere vicine al limite del loro ciclo di vita, senza che il nuovo proprietario ne sia consapevole. Questo non solo può tradursi in costose riparazioni impreviste, ma rappresenta anche un serio pericolo per la sicurezza stradale, aumentando il rischio di guasti improvvisi mentre si è alla guida.
Un fenomeno alimentato da lacune sistemiche
La diffusione di questa frode è favorita da un quadro normativo e di scambio dati ancora frammentario a livello europeo. Sebbene esista una rete come EUCARIS per lo scambio di informazioni tra Stati membri, i dati relativi al chilometraggio, ai sinistri e alla manutenzione spesso restano confinati all'interno dei singoli Paesi. Ciò è dovuto alla mancata digitalizzazione di molti registri e alla scarsa interoperabilità tra i vari sistemi nazionali.
Una vettura incidentata in Germania, quindi, può essere esportata in Italia o in un Paese dell'Europa orientale con una storia apparentemente pulita, azzerando di fatto le tracce del suo passato al momento dell'esportazione e triplicando il rischio di acquistare un'auto con il contachilometri manomesso.
Come difendersi: gli strumenti per un acquisto consapevole
Per evitare di cadere in questa trappola, esistono diversi accorgimenti che un acquirente può mettere in pratica. Il primo passo è una verifica visiva accurata: l'usura di volante, pedaliera, sedili e leva del cambio deve essere coerente con il chilometraggio dichiarato. Un'auto con pochi chilometri non dovrebbe presentare segni di usura eccessivi su questi componenti.
È fondamentale poi richiedere e controllare tutta la documentazione di manutenzione, come i tagliandi e i rapporti delle revisioni, che riportano il chilometraggio progressivo e possono rivelare discrepanze.
Lo strumento più efficace, oggi a disposizione, rimane la consultazione di un report completo sulla storia del veicolo tramite servizi online specializzati, i quali, inserendo la targa o il numero di telaio (VIN), attingono a database internazionali per fornire una cronologia dettagliata dei chilometri percorsi, dei sinistri e della proprietà.
Per una verifica ancora più approfondita, soprattutto su modelli recenti, si può ricorrere a lettori OBD2 che, collegandosi alla porta di diagnostica dell'auto, leggono i dati direttamente dalle centraline elettroniche, un dato molto più difficile da alterare rispetto al semplice display del cruscotto. La tutela legale esiste e la giurisprudenza ha più volte riconosciuto la gravità della manomissione, offrendo all'acquirente la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto o il risarcimento del danno.




