Meta e la frammentazione normativa Ue: "Europa rischia di diventare periferia tecnologica"
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Redazione Economia
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Markus Reinisch, vicepresidente Public Policy Europe di Meta, ha lanciato un monito chiaro durante l’evento "Italia, Europa e Stati Uniti: l’innovazione al centro del dialogo transatlantico", tenutosi a Roma. Secondo lui, la frammentazione delle regole nell’Unione Europea sta trasformando i cittadini in "utenti di seconda classe" nel panorama tecnologico globale. "Non parliamo solo dei nostri prodotti, ma anche di quelli di Google e OpenAI", ha precisato, sottolineando come alcuni modelli di intelligenza artificiale vengano lanciati con ritardi o in forme diverse rispetto ad altre regioni. Un gap che, a suo avviso, penalizza la produttività europea, già in ritardo rispetto a Stati Uniti e Asia.
La questione non è puramente teorica. Dal 27 maggio, Meta ha avviato l’addestramento della sua AI generativa utilizzando i dati pubblicamente condivisi dagli utenti europei su Facebook e Instagram. Chi non ha presentato opposizione entro il 26 maggio – compilando un modulo dedicato – vedrà i propri contenuti già pubblici e accessibili a tutti incorporati nel training dell’algoritmo. Una mossa che, se da un lato risponde alla necessità di competere con colossi come OpenAI, dall’altro solleva interrogativi sulla liceità del metodo.
Proprio su questo punto si è concentrata l’organizzazione noyb, che il 17 maggio ha inviato una diffida formale a Meta, contestando l’uso dei dati personali senza consenso esplicito. La società di Zuckerberg fa leva sul "legittimo interesse", una clausola del GDPR che, secondo noyb, viene applicata in modo arbitrario e contrario alla giurisprudenza Ue. La battaglia legale potrebbe aprire un nuovo fronte nella già complessa relazione tra Big Tech e regolatori europei, divisi tra la spinta all’innovazione e la tutela della privacy.




