L'Europa rischia di rimanere indietro sull'intelligenza artificiale, Meta denuncia la frammentazione normativa
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Redazione Economia
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L’Europa, che già arranca nello sviluppo dell’intelligenza artificiale rispetto a Stati Uniti e Asia, si trova ora a fare i conti con un ulteriore ostacolo: la frammentazione normativa, che secondo le grandi aziende tecnologiche rischia di penalizzare imprese e cittadini. Markus Reinisch, vicepresidente Public Policy Europe di Meta, ha lanciato l’allarme durante l’evento ‘Italia, Europa e Stati Uniti: l’innovazione al centro del dialogo transatlantico’, organizzato a Roma. “Gli europei stanno diventando cittadini di seconda classe in termini di disponibilità di tecnologia”, ha affermato, sottolineando che non si tratta solo dei prodotti del suo gruppo, ma anche di quelli di competitor come Google e OpenAI.
Alcuni modelli avanzati, infatti, non vengono lanciati nel Vecchio Continente, o almeno non con le stesse tempistiche e modalità previste per altri mercati. Una situazione che, oltre a limitare l’accesso a strumenti innovativi, rischia di frenare la produttività delle imprese locali, già in difficoltà nel tenere il passo con rivali meglio posizionati. “È una perdita enorme”, ha aggiunto Reinisch, “visti i guadagni di efficienza che queste tecnologie potrebbero garantire”.
Il problema, secondo Meta, non è tanto la regolamentazione in sé – che anzi viene considerata necessaria – quanto piuttosto la molteplicità di autorità coinvolte nei processi decisionali. Con 270 enti diversi che intervengono a vario titolo, le aziende si trovano a dover navigare in un labirinto burocratico che rallenta l’innovazione. Un tema che, se non affrontato, potrebbe allargare ulteriormente il divario tecnologico tra l’Ue e il resto del mondo.
Intanto, proprio Meta ha recentemente annunciato l’utilizzo dei dati pubblici degli utenti per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale, una mossa che ha sollevato interrogativi sulla privacy. Gli interessati, però, possono opporsi alla condivisione delle informazioni agendo dalle impostazioni del profilo. Una scelta che, seppur garantita, non cancella il dibattito sull’equilibrio tra progresso e tutela dei diritti individuali.




