I potenti al funerale di papa Francesco: gesti, silenzi e un selfie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si amano, ma sanno sopportarsi. Quando il rito funebre di papa Francesco ha imposto lo scambio del segno di pace, Donald Trump ha stretto la mano a Emmanuel Macron, in un gesto formale ma non privo di significato. Sebbene la presa del presidente francese sia durata più del solito, l’ex inquilino della Casa Bianca non ha sottratto il braccio, limitandosi a un cenno appena percettibile di irrigidimento. Pochi minuti prima, i due si erano incrociati senza parole, mentre il feretro avanzava lungo la navata centrale della basilica, accompagnato dagli applausi dei leader convenuti a San Pietro. Tra questi, anche Volodymyr Zelensky, che ha mantenuto un profilo defilato, evitando contatti diretti con la delegazione russa, presente ma distante.

La scena, immortalata dalle agenzie, ha restituito un’immagine di compostezza ufficiale, sebbene non siano mancati episodi che hanno spezzato la rigidità del protocollo. Come il selfie scattato dalla ministra degli Esteri russa, ripresa mentre immortalava il momento con un collaboratore, gesto che ha suscitato qualche sussurro tra i presenti. O ancora, la disposizione dei posti sul sagrato, modificata all’ultimo momento per evitare frizioni: i capi di Stato e di governo sono stati disposti in ordine alfabetico, secondo la tradizione vaticana, ma con qualche aggiustamento per tenere separati gli animi più caldi.

Bergoglio, che non è stato un riformatore in senso stretto, ha lasciato un’impronta contraddittoria: conservatore sui temi etici, dalla difesa intransigente del matrimonio sacramentale alla condanna senza appello dell’aborto, definito «frutto di un’umanità che ha smarrito la strada», non ha incrinato i dogmi della Chiesa. Eppure, il suo pontificato è stato segnato da un’attenzione inedita ai marginali, agli ultimi, a chi la dottrina tradizionale spesso escludeva. Proprio per questo, l’omaggio della folla è stato intenso, con migliaia di persone radunate in piazza per l’ultimo saluto. Tra loro, anche il vescovo astigiano Marco Prastaro, uno dei 980 concelebranti giunti da ogni angolo del mondo: «Qui si vede tutta la Chiesa cattolica», ha scritto, sottolineando la dimensione universale delle esequie.

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