Viviana Varese chiude Polpo a Milano, un segnale per la ristorazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Viviana Varese, la cui carriera è costellata di riconoscimenti prestigiosi, ha annunciato la chiusura di Polpo, il ristorante di pesce pop che per due anni ha animato via Melzo. La decisione, che diventerà effettiva poco prima di Natale, non giunge per un insuccesso del locale, il quale, come ha sottolineato la chef, “funzionava” nonostante un calo del fatturato stimato attorno al trenta per cento. La scelta, maturata insieme alla socia Ritu Dalmia, proprietaria della licenza, riflette piuttosto una volontà di concentrare energie e risorse altrove, in particolare sul lago di Como, a Passalacqua, e nel laboratorio creativo milanese Faak, segnando così una nuova fase per l’imprenditrice.
Un dualismo che penalizza il settore
Quella di Varese, che ha guidato ristoranti stellati come Alice e Viva, non è però una semplice transizione imprenditoriale, bensì l’occasione per una riflessione lucida e disincantata sulle profonde crepe che attraversano il mondo della ristorazione milanese. La chef, in un’intervista, ha tracciato un quadro nitido di un “dualismo estremo” che caratterizza il mercato: da un lato, il segmento del lusso continua a registrare performance eccellenti, mentre dall’altro, i locali di fascia media, quelli che un tempo costituivano l’ossatura della vita sociale cittadina, si trovano in crescente difficoltà. Le cause di questo squilibrio, che qualcuno potrebbe definire preoccupante, affondano le radici in un complesso intreccio di fattori economici e sociali.
Il potere d'acquisto eroso e le nuove priorità
Il cuore del problema, secondo l’analisi della cuoca, risiede nell’evidente erosione del potere d’acquisto delle persone, le quali, con stipendi che spesso non superano una certa soglia, faticano a giustificare una spesa di cinquanta euro per una cena fuori. Si assiste, di conseguenza, a un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo, dove la ristorazione ordinaria viene sacrificata in favore di altre priorità, come i viaggi o l’iscrizione in palestra. A questo si aggiunge un clima politico internazionale percepito come instabile, il quale, amplificando un senso di insicurezza diffusa, finisce per indurre una maggiore cautela nelle uscite, riducendo la frequenza dei pasti nei ristoranti.
Una città sempre più cara
Il contesto milanese, con il suo carovita sempre più pronunciato, agisce da moltiplicatore di queste dinamiche, rendendo insostenibile per molti un’abitudine che un tempo era considerata normale. La chiusura di Polpo, dunque, non rappresenta un fallimento ma un sintomo, un campanello d’allarme che risuona oltre i confini di un singolo esercizio. Quella di Varese e Dalmia è una scelta strategica e ponderata, che tuttavia lascia intendere come il modello di ristorazione accessibile e di qualità, in una città dal costo della vita elevato, stia affrontando una sfida senza precedenti, costringendo molti a rivedere i propri piani.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
