Morti nel Natisone, indagini sui soccorsi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tragedia del Natisone, avvenuta il 31 maggio scorso, ha scosso profondamente la comunità di Campoformido e dintorni. Tre giovani, Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, sono stati travolti dalla piena del fiume friulano mentre si trovavano nei pressi del ponte romano di Premariacco, in provincia di Udine. La furia delle acque, conseguenza di una violenta ondata di maltempo, non ha lasciato loro scampo.

La madre di Patrizia, Maria Mihaela Tritean, ha espresso il suo dolore e la sua frustrazione per la perdita della figlia, sottolineando come, a suo avviso, ci fosse il tempo per salvarli. La decisione della Procura di Udine di indagare per omicidio colposo tre vigili del fuoco della sala operativa e un infermiere del Numero unico di emergenza è stata accolta con soddisfazione dalla famiglia Cormos, che spera di ottenere risposte chiare sulle tempistiche e le modalità dei soccorsi.

Secondo quanto riferito dall'avvocato Maurizio Stefanizzi, la famiglia continua ad avere fiducia nel lavoro degli inquirenti e attende di poter consultare gli atti dell'inchiesta, che al momento non sono ancora noti. La madre di Patrizia, in lacrime, ha dichiarato che nulla potrà restituirle la figlia, ma desidera che chi ha sbagliato ammetta le proprie responsabilità e spieghi perché i soccorsi sono arrivati così tardi e impreparati.

L'inchiesta, che vede coinvolti quattro operatori del soccorso, si concentra sui tempi e sulle modalità di intervento. Non si tratta dei vigili del fuoco che hanno cercato eroicamente di salvare i ragazzi, anche buttandosi in acqua e sfidando la corrente, ma del personale che ha gestito il protocollo di emergenza.

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