Attentato Ranucci, Natalia Potenza in procura a Roma come persona informata sui fatti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, è arrivata negli uffici della procura di Roma a piazzale Clodio per essere ascoltata come persona informata sui fatti nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. La donna, che gestisce il bistrot Cefalù nel quartiere Monteverde Vecchio, aveva chiesto nei giorni scorsi di essere convocata dai magistrati romani.
Il ruolo di Potenza nella vicenda
Secondo quanto ricostruito, Potenza, italo-argentina, ha conosciuto Lavitola a Buenos Aires nell’autunno del 2011, quando l’imprenditore si trovava in Argentina da latitante, e lo ha poi seguito in Italia al momento della sua costituzione nell’aprile 2012. Dalla loro relazione sono nati due figli. La rottura del rapporto risale all’estate del 2026, quando Potenza avrebbe scoperto una relazione dell’ex compagno con un’altra donna, iniziata secondo la sua versione nel febbraio dello stesso anno.
Il 26 agosto la donna si è presentata dai carabinieri per formalizzare la fine della relazione e revocare la disponibilità a ospitare Lavitola nella casa di famiglia in caso di arresti domiciliari.
Gli inquirenti puntano a chiarire, attraverso la sua testimonianza, i rapporti tra Lavitola e l’ex conduttore di Report e le attività economiche dell’ex editore de L’Avanti!.
La posizione di Lavitola
Valter Lavitola, accusato e reo confesso di essere il mandante dell’attentato, resta in carcere. Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta dei difensori, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, che avevano chiesto gli arresti domiciliari in una casa in Basilicata. I giudici hanno confermato anche l’aggravante del metodo mafioso.
Nel corso dell’udienza, Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che con Ranucci «c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me». Ha inoltre sostenuto che «l’idea della bomba» è stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato «un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno».
L’inchiesta e i buchi nelle chat
L’attentato è avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 a Pomezia, quando un ordigno è stato fatto esplodere davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci, distruggendo due autovetture e danneggiando il muro perimetrale. A giugno 2026 i carabinieri del Comando provinciale di Roma hanno arrestato quattro presunti esecutori materiali tra Napoli e Avellino.
Parallelamente, l’analisi dei dispositivi sequestrati a Lavitola ha fatto emergere presunti «buchi temporali» nelle conversazioni con Ranucci: interi periodi di messaggi scambiati tramite applicazioni di messaggistica risultano mancanti nella memoria del telefono dell’ex editore. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se le cancellazioni siano avvenute prima o dopo gli arresti degli esecutori materiali. Il dispositivo di Ranucci non è stato sequestrato.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
