Oro, la view resta costruttiva ma i massimi sono fuori portata

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’oro è sotto pressione mentre la Federal Reserve mostra una preoccupazione più marcata per l’inflazione rispetto alle attese del mercato, con effetti immediati sui metalli preziosi e sui flussi di investimento. In questo contesto, secondo Carsten Menke di Julius Baer, gli investitori sono passati dall’essere acquirenti a venditori, soprattutto nel mondo occidentale dove la domanda è fortemente legata alla politica monetaria statunitense. Il movimento si riflette anche sui prodotti garantiti fisicamente, che registrano cambiamenti nei flussi di acquisto e vendita. L’oro arretra dell’1,7% e si avvicina ai 4.100 dollari l’oncia, mentre l’argento perde quasi il 4% scendendo verso l’area dei 62 dollari l’oncia.

La svolta della Fed e il cambio di comportamento degli investitori

Il quadro dei mercati viene descritto come un’entrata nell’era di Warsh, caratterizzata da una Federal Reserve più concentrata sul controllo dell’inflazione. Questa impostazione ha modificato la percezione degli investitori sui metalli preziosi, incidendo direttamente sulla domanda. Nel mondo occidentale, la sensibilità alla politica monetaria statunitense risulta particolarmente elevata e si traduce in variazioni rapide nei flussi verso strumenti legati all’oro. Il passaggio da una fase di acquisti a una fase di vendite rappresenta un elemento centrale nell’attuale dinamica del mercato, secondo le valutazioni di Julius Baer, che sottolinea come la relazione tra Fed e metalli preziosi resti determinante.

Movimenti di prezzo e pressione sui metalli preziosi

La debolezza dell’oro si inserisce in un contesto più ampio di vendite che coinvolgono anche altri asset, con una dinamica particolarmente evidente durante la sessione recente. Il calo dell’oro si affianca a movimenti ribassisti anche nei futures sugli indici, in una fase in cui il mercato ha registrato forti oscillazioni. L’argento segue un andamento ancora più marcato, con una perdita vicina al 4% e un avvicinamento all’area dei 62 dollari l’oncia. Questi movimenti confermano una pressione diffusa sui metalli preziosi, che si sta sviluppando in parallelo rispetto ad altre aree del mercato finanziario globale.

Dollaro forte, attese macro e correzione dopo il rally

Tra i fattori che incidono sull’oro emerge il rafforzamento del dollaro statunitense, sostenuto dalle crescenti probabilità di rialzi dei tassi da parte della Fed. Un dollaro più forte esercita una pressione diretta sui prezzi dell’oro nel breve termine, contribuendo alla fase di correzione. Il mercato attende inoltre i dati PCE sull’inflazione e il PIL USA, elementi considerati rilevanti per comprendere le prossime mosse della banca centrale. Se l’inflazione dovesse restare elevata, le aspettative di ulteriori rialzi potrebbero aumentare, con effetti aggiuntivi sui prezzi del metallo prezioso.

Dopo un rally durato anni, l’oro ha attraversato una correzione significativa. Il movimento ha seguito un massimo storico raggiunto a 5.417 dollari l’oncia alla fine di gennaio 2026, seguito da un calo superiore al 20% che ha riportato le quotazioni verso i livelli di inizio anno. Secondo Kerstin Hottner, responsabile delle materie prime a Vontobel, il mercato sta cercando di ricalibrare i fattori che hanno sostenuto prima la crescita e poi la fase di flessione. L’attenzione resta quindi concentrata sull’equilibrio tra politica monetaria, forza del dollaro e dati macroeconomici in arrivo.

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