Influenza, crescono i ricoveri al Cardarelli: un quarto in più di casi gravi con polmonite
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Redazione Salute
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L'anno che si è appena aperto ha portato con sé, come di consueto, il fardello delle sindromi influenzali, ma i numeri che emergono dall'ospedale Cardarelli di Napoli descrivono un incremento della pressione che non può essere trascurato. Rispetto agli ultimi giorni del 2025, caratterizzati da un'affluenza più bassa, si registra ora un aumento del 25% dei pazienti ricoverati per forme gravi di influenza, un segnale che il picco epidemico stagionale potrebbe non essere ancora stato superato. La media degli accessi giornalieri, in questa prima settimana del 2026, si è attestata intorno a 210 unità, un dato che fotografa una corsia preferenziale verso il pronto soccorso di uno dei principali presidi del Mezzogiorno.
Polmoniti virali e necessità di ossigeno
Ciò che colpisce, all'interno di questo quadro statistico, è l'alta incidenza delle complicanze respiratorie. Una parte significativa dei ricoverati, circa il 30%, sviluppa infatti polmoniti di origine virale, condizioni che richiedono spesso un supporto respiratorio non invasivo. Molti di loro, come confermato dai medici del reparto, necessitano di trattamento con ossigeno ad alti flussi, una terapia che rappresenta un confine importante tra il ricovero in area medica e un eventuale trasferimento in terapia intensiva. La presenza di questi dispositivi, diventati tristemente familiari negli anni passati, è un indicatore chiaro della gravità clinica di una fetta non trascurabile dei pazienti.
Il quadro epidemiologico regionale
La situazione del Cardarelli non è un'eccezione isolata, ma riflette un contesto regionale più ampio che vede la Campania, insieme ad altre regioni come la Sardegna e la Sicilia, classificata in "zona rossa" per l'incidenza delle infezioni respiratorie acute. Oltre ai classici virus influenzali, circolano attivamente il virus respiratorio sinciziale, particolarmente aggressivo per i più piccoli e gli anziani, e agenti batterici come lo Pneumococco e la Legionella, che trovano terreno fertile nelle vie aeree già indebolite. Le festività di fine anno, con i loro assembramenti e le condizioni climatiche, hanno senza dubbio contribuito a fungere da volano per la diffusione di questi patogeni, lasciando molti a letto durante le vacanze.
Quando è necessario rivolgersi all'ospedale
Di fronte a questo incremento dei casi, i medici tornano a sottolineare l'importanza di un approccio consapevole da parte dei cittadini. La vaccinazione antinfluenzale, sebbene non sempre in grado di prevenire completamente l'infezione, rimane uno strumento fondamentale per attenuare i sintomi e scongiurare le complicanze più severe che portano al ricovero. La decisione di recarsi al pronto soccorso dovrebbe essere ponderata: è necessario quando compaiono segni di affanno respiratorio, dolore toracico persistente, confusione mentale o una febbre molto alta che non risponde ai comuni antipiretici. Diversamente, per sintomi lievi o moderati, il contatto con il proprio medico di medicina generale rappresenta la prima e più appropriata risposta, evitando così di intasare i dipartimenti di emergenza già sotto stress.




