Zootropolis 2, la recensione del film di Byron Howard e Jared Bush

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A distanza di quasi un decennio dal primo capitolo, che aveva conquistato il pubblico con la sua meticolosa costruzione di un mondo e la sua arguta riflessione sociale, "Zootropolis 2" fa il suo ritorno sugli schermi, riproponendo la collaudata alchimia tra la determinata coniglietta Judy Hopps e la volpe scaltra Nick Wilde. Il film, diretto dal duo premiato con l’Oscar Byron Howard e Jared Bush e prodotto da Yvett Merino, non si limita a replicare la formula vincente dell’originale, ma amplia lo sguardo sulla metropoli abitata da mammiferi di ogni specie, esplorandone, con una cura maniacale per il dettaglio, nuovi e vecchi distretti. La pellicola, presentata in anteprima a Roma, si presenta con un’animazione ancor più raffinata e un umorismo che, sapientemente calibrato, riesce a intrattenere sia i più piccoli che gli adulti, senza mai scadere nella banalità.

Un nuovo caso e un antagonista ambiguo

La narrazione, che evita deliberatamente di ergersi su un villain dalla malvagità plateale e stereotipata, introduce una figura destabilizzante come Gary De’Snake, un serpente il cui carattere elegante e ambiguo agisce da catalizzatore per tensioni latenti tra le diverse specie animali. Questo approccio, più sfumato e moralmente complesso rispetto al predecessore, permette alla storia di approfondire dinamiche sociali intricate, mantenendo però un ritmo vivace e un tono generalmente più leggero. La coppia di protagonisti, doppiata in originale da Ginnifer Goodwin e Jason Bateman, si ritrova così a dover fronteggiare una minaccia che mette in crisi gli equilibri stessi di Zootropolis, in un’avventura che unisce il classico schema investigativo a una rinnovata esplorazione del loro rapporto.

L'ampliamento dell'universo narrativo

Uno degli aspetti più rilevanti di questo seguito risiede nell’ampliamento dell’universo narrativo, con un viaggio che attraversa le location iconiche della città e ne svela di nuove, arricchendo notevolmente l’esperienza visiva e la profondità del mondo creato. La regia, come già accennato, mostra una particolare attenzione per la costruzione degli ambienti, ciascuno dei quali, del resto, possiede una sua identità visiva e funzionale ben definita. L’animazione, che si conferma un punto di forza assoluto, restituisce sulla schermo una varietà di texture, movimenti e espressioni che contribuiscono a rendere l’insieme straordinariamente credibile e immersivo.

Una commedia per tutti

Pur affrontando temi di una certa rilevanza, il film non abdica mai alla sua natura di intrattenimento puro, bilanciando i momenti di riflessione con una comicità efficace e ben distribuita. Le risate, che scaturiscono spesso dalle battute fulminanti di Nick o dalle situazioni paradossali in cui i due si imbarcano, costituiscono una componente essenziale del racconto, rendendo la visione un’esperienza godibile e spensierata. Il risultato finale, pertanto, è quello di un’opera che sa onorare il lascito del primo film, proponendo al contempo un’avventura autonoma, capace di stupire per la sua freschezza e per la maestria tecnica con cui è realizzata.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.