Cesena, partorisce e abbandona il neonato: "Ora ridatemi il bambino"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte tra il 29 e il 30, in un'abitazione isolata nelle campagne di Calisese, alla periferia di Cesena, una donna di 31 anni ha dato alla luce un bambino, affrontando da sola le doglie del parto. Dopo quell'evento, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di gioia, la dinamica ha preso una piega drammatica, culminata con l'abbandono del neonato, avvolto in una leggera coperta, accanto a un cassonetto dei rifiuti. La stessa donna, in seguito, in uno stato confusionale che ne denotava le precarie condizioni, ha allertato il 118, dichiarando ai soccorritori di non sapere "cosa farne" del piccolo, frutto di una relazione vissuta in un contesto di estrema fragilità e per il quale era già stato predisposto, data la situazione, un percorso di adozione.

L'interrogatorio in ospedale e il dramma interiore

Ricoverata d'urgenza presso l'ospedale Bufalini, dove è tuttora piantonata dai carabinieri, la 31enne ha successivamente ripercorso l'accaduto con il sostituto procuratore di Forlì, Susanna Leonarduzzi. Dal letto del reparto di Ostetricia, la donna ha raccontato, per quanto la sua memoria glielo consentisse e dal suo personale punto di vista, le tappe di una vicenda che l'ha vista protagonista di un gesto estremo. Durante il colloquio con il magistrato, ha espresso, con parole cariche di un pathos che stride con l'azione compiuta, la richiesta di riavere con sé il figlio: “Ridatemi il bambino, ora lo voglio”. Una dichiarazione, questa, che ha messo in luce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quelle problematiche di disagio psico-intellettivo di cui gli investigatori erano già a conoscenza e che costituiscono, adesso, il nucleo centrale dell'indagine.

Le condizioni del piccolo e l'inchiesta dei carabinieri

Il neonato, ritrovato in tempi rapidi grazie alla stessa chiamata della madre, è stato immediatamente trasportato in ospedale e ricoverato in terapia intensiva, dove le sue condizioni sono state giudicate gravi a causa di un'ipotermia contratta durante la permanenza all'addiaccio. Il suo salvataggio, operato dai sanitari e dai militari dell'Arma, ha evitato una tragedia ben peggiore, sebbene il suo stato di salute rimanga, al momento, una delle principali preoccupazioni. Entrambi, madre e figlio, sono stati trovati in condizioni fisiche e psichiche critiche, un dato che fotografa la profonda crisi in cui versa la coppia da tempo.

Il percorso giudiziario per il tentato infanticidio

Per la donna si apre ora un complesso iter giudiziario, finalizzato ad accertare le sue effettive capacità cognitive e volitive al momento dei fatti. L'azione di aver partorito e di aver esposto il proprio figlio ai pericoli derivanti dall'abbandono si configura, senza ombra di dubbio per gli inquirenti, come il reato di tentato infanticidio. L'indagine, pertanto, dovrà stabilire con precisione se ella fosse perfettamente in grado di intendere e di volere quando ha compiuto quel gesto, esaminando ogni aspetto della sua personalità e della sua situazione, già monitorata dai servizi sociali e sanitari del territorio.

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