Catania, preso l’anarchico Giuseppe Sciacca: dovrà scontare oltre 4 anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fuga di Giuseppe Sciacca, figura di spicco dell’anarchismo insurrezionalista, si è conclusa nel centro storico di Catania, dove gli agenti della Digos lo hanno rintracciato e arrestato in esecuzione di un ordine di carcerazione. Il provvedimento, emesso il 13 marzo dalla Procura Generale della Corte d’Appello di Torino, dà esecuzione a una condanna definitiva che per l’uomo, 47 anni, pesa come un macigno: 4 anni e 5 mesi di reclusione, a cui si aggiunge una multa di 17 mila euro. La sentenza, maturata nell’ambito del processo “Scintilla” – che ha fatto luce su un fitto reticolo di attività legate all’area dell’ex Asilo Occupato – era divenuta irrevocabile dopo il passaggio in giudicato, portando così all’emissione del provvedimento che ne imponeva la carcerazione.

L’attività investigativa e i mesi di latitanza

Dopo l’emissione dell’ordine da parte dell’autorità giudiziaria piemontese, gli investigatori della Digos di Catania hanno messo in campo un’attività serrata per riacciuffarlo. Sciacca, che negli ultimi mesi aveva adottato una condotta elusiva degna di un “fantasma”, aveva cambiato ripetutamente domicilio; si era mosso dapprima tra Roma e l’estero, facendo perdere le proprie tracce per diverso tempo, ma alla fine è stato proprio il rientro nell’isola – e più precisamente nei pressi dell’abitazione dei familiari, nel cuore della città etnea – a tradirlo. Sono bastati pochi istanti agli agenti per scattare e porre fine a un’assenza che durava da mesi, bloccandolo prima che potesse dileguarsi nuovamente.

Il profilo di un “bombarolo” e la condanna definitiva

Nel panorama delle rivendicazioni anarchiche, Sciacca era noto non solo per essere un esponente di spicco, ma anche per un epiteto che lo ha accompagnato nelle cronache giudiziarie: quello di “bombarolo”. Un’etichetta, quest’ultima, che rimanda direttamente alla natura dei reati per cui è stato giudicato, legati alla fabbricazione, detenzione e porto di materiale esplosivo. Già nel 2019, a Torino, la Digos aveva messo le mani su di lui nell’ambito delle stesse indagini, quelle che poi hanno portato alla condanna definitiva confluita nel provvedimento di determinazione delle pene concorrenti del settembre 2025. La Corte d’Assise d’Appello del capoluogo piemontese aveva già delineato il suo percorso processuale, che oggi si traduce in una detenzione effettiva.

L’esecuzione della pena tra gli sviluppi giudiziari

L’arresto, avvenuto l’altro ieri – il 21 marzo – segna dunque l’epilogo di una vicenda giudiziaria complessa, sviluppatasi tra diverse città e persino oltre confine. Con la cattura, l’ordine di carcerazione ha potuto essere materialmente eseguito: Sciacca è stato condotto nel carcere etneo a disposizione dell’autorità giudiziaria, dove dovrà scontare la pena residua. La multa da 17 mila euro, parte integrante della condanna, rappresenta un ulteriore elemento della decisione dei giudici, che hanno ritenuto congrua questa sanzione pecuniaria accanto alla reclusione. Per gli inquirenti, si tratta della conclusione di una lunga attività di ricerca, costellata da spostamenti continui che avevano reso il soggetto particolarmente sfuggente fino al ritorno nella propria terra d’origine.

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