Giuseppe Sciacca, il “bombarolo” anarchico, fermato dalla Digos a Catania: dovrà scontare 4 anni e 5 mesi
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Redazione Interno
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È terminata nei pressi dell’abitazione dei familiari, nel centro storico di Catania, la latitanza di Giuseppe Sciacca, figura di spicco dell’anarchismo insurrezionalista, bloccato nella serata del 21 marzo dagli agenti della Digos. L’uomo, 47 anni (classe 1979), era ricercato in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso il 13 marzo scorso dalla procura generale presso la Corte d’appello di Torino, conseguente a una sentenza definitiva pronunciata dalla Corte d’assise d’appello del capoluogo piemontese e confluita in un provvedimento di determinazione delle pene concorrenti risalente al settembre 2025. La pena che dovrà scontare è di quattro anni e cinque mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di diciassettemila euro.
Le indagini per rintracciarlo, condotte dalla Digos etnea sotto il costante coordinamento della Direzione centrale della Polizia di Prevenzione, avevano preso avvio dopo che l’uomo, gravitante tra Roma e l’estero, aveva fatto perdere le proprie tracce, mutando frequentemente domicilio. Proprio sulla base di elementi info-investigativi che facevano supporre un suo imminente rientro in Sicilia, i poliziotti hanno predisposto mirati servizi di osservazione, riuscendo infine a intercettarlo e a trarlo in arresto. Un profilo criminale, il suo, considerato di particolare rilievo dagli inquirenti, non solo per le recenti vicende giudiziarie legate all’operazione “Scintilla”, ma anche per un passato costellato da condotte violente e legami con l’area anarchica internazionale.
Un passato di attentati e la lunga scia dell’operazione “Scintilla”
Già noto alle forze dell’ordine con il soprannome di “bombarolo”, Sciacca vanta numerosi precedenti di polizia che affondano le radici nei primi anni Duemila. Nel 2004 fu sottoposto a fermo per atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, in seguito al lancio di due bottiglie incendiarie contro il portone della stazione dei carabinieri di piazza Dante, a Catania. Quattro anni dopo, nel 2008, venne segnalato dalla Digos di Trento per accensioni pericolose, danneggiamento e lesioni personali durante una manifestazione contro la realizzazione della “Cittadella Militare di Mattarello”; nello stesso anno fu arrestato per il lancio di ordigni esplosivi ai danni della sede della polizia municipale di Parma.
Il suo nome è però legato soprattutto all’inchiesta “Scintilla”, coordinata dalla procura di Torino, che nel novembre del 2019 portò all’esecuzione di quattordici misure cautelari nei confronti di appartenenti all’area anarchica e allo sgombero del centro sociale “Asilo”. In quell’occasione, gli investigatori della Digos di Torino lo arrestarono per fabbricazione, detenzione e porto di materiale esplosivo, scoprendo il suo coinvolgimento nell’invio di un plico esplosivo – contenente ventidue grammi di polvere pirotecnica con innesco a strappo – recapitato nel marzo del 2016 alla sede romana della Ladisa Ristorazioni Spa, fornitrice di pasti per il Centro di permanenza per i rimpatri di Torino. A incastrarlo, in quell’occasione, furono le tracce del suo Dna isolate sul sistema di attivazione del congegno.
L’attivismo internazionale tra Spagna e Francia
Il suo raggio d’azione non si è limitato al territorio nazionale. Tra il 2021 e il 2023, Sciacca si è distinto come attivista nell’area anarchica antagonista in Spagna, dove è stato denunciato dalla polizia locale per allaccio abusivo alla rete elettrica in uno stabile occupato. Nell’aprile del 2021, a seguito di attività di polizia giudiziaria che portarono al rinvenimento di ordigni esplosivi e incendiari in immobili occupati a Barcellona, emerse il suo ruolo di rilievo all’interno del sodalizio anarchico locale; per tali fatti fu destinatario di un mandato di arresto, eseguito al valico di frontiera di La Junquera.
Al rientro in Italia, la sua carriera criminale ha subito un’ulteriore accelerazione: nel settembre del 2023 venne arrestato dal nucleo operativo dei carabinieri di Catania per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, venendo sottoposto agli arresti domiciliari. Dopo una serie di reiterate evasioni, fu ristretto nel carcere etneo, dal quale venne scarcerato nel maggio del 2024 per fine pena. Un provvedimento che, di fatto, apriva la breve stagione della latitanza conclusasi con il blitz della Digos nei pressi dell’abitazione dei familiari. Al momento, gli investigatori escludono legami diretti tra la sua vicenda personale e quella dei due anarchici deceduti a Roma mentre maneggiavano presumibilmente un ordigno.




