Bonus mobili, via alla detrazione nel Modello 730/2026: come si richiede
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Redazione Economia
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Il panorama delle agevolazioni fiscali sulla casa continua a rimanere al centro dell’attenzione dei contribuenti che si accingono ad inviare la dichiarazione dei redditi. Tra i protagonisti indiscussi del Modello 730/2026 troviamo il bonus mobili, un’agevolazione che, nonostante le riduzioni del tetto di spesa rispetto agli anni d’oro del post-pandemia, rimane uno degli strumenti più amati per alleggerire il carico fiscale di chi ha intrapreso percorsi di rinnovamento domestico.
La misura, lo si ricordi, non è un credito autonomo ma una detrazione Irpef del 50% che si “aggancia” obbligatoriamente a interventi di recupero edilizio, un dettaglio quest’ultimo che spesso viene sottovalutato e che invece rappresenta il requisito fondante per non vedersi rigettare la pratica dall’Agenzia delle Entrate. Per le spese sostenute nel corso del 2025, e che quindi confluiscono nella dichiarazione di quest’anno, il nuovo limite massimo di spesa è stato fissato a 5.000 euro per unità immobiliare, comprese le pertinenze come box o cantine; un abbassamento significativo se paragonato ai vecchi massimali, ma che comunque permette di ottenere un rimborso massimo di 2.500 euro, suddiviso in dieci quote annuali di pari importo (250 euro l’una).
Le condizioni di accesso e il vincolo temporale con i cantieri
Per accedere a questo beneficio, non basta semplicemente cambiare il divano o comprare una nuova libreria: l’intervento edilizio deve essere già stato avviato prima dell’emissione della fattura. La prova dell’inizio dei lavori viene fornita attraverso documenti amministrativi come la Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata), la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) o, nel caso di interventi di edilizia libera, una semplice dichiarazione sostitutiva di atto notorio che il contribuente conserva per eventuali controlli.
La norma, come precisato dalle guide fiscali, è chiara: rientrano nell’agevolazione gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, mentre la manutenzione ordinaria (come imbiancare una stanza) è valida solo se effettuata sulle parti comuni di un edificio condominiale. Attenzione poi al caso dei cantieri cosiddetti “pluriennali”: se i lavori sono iniziati nel 2024 e proseguiti nel 2025, il calcolo del tetto dei 5.000 euro deve tenere conto anche delle spese già sostenute e detratte l’anno precedente, evitando così il cumulo indebito che porterebbe alla decadenza del bonus.
Acquisti rateali e beni esclusi: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
Un quesito ricorrente tra i contribuenti riguarda la possibilità di usufruire della detrazione nel caso in cui l’acquisto venga dilazionato nel tempo tramite finanziamento. A fare chiarezza è intervenuta direttamente l’Agenzia delle Entrate, che in risposta a un preciso interpello ha confermato che il beneficio fiscale resta pienamente riconosciuto anche quando si sceglie di pagare a rate; l’importante, ovviamente, è che la società finanziaria che eroga il prestito provveda a saldare il conto verso il venditore utilizzando mezzi di pagamento tracciabili, come bonifico o carta.
Non basta quindi avere un contratto di finanziamento: la tracciabilità è sacra agli occhi del Fisco, che richiede fatture dettagliate (con natura, qualità e quantità dei beni) e ricevute di pagamento, escluse rigorosamente le transazioni in contanti o con assegno. Per quanto riguarda la tipologia di beni, rientrano nell’agevolazione letti, armadi, tavoli, sedie, divani, materassi e apparecchi di illuminazione; vengono invece espressamente esclusi elementi strutturali come porte, pavimenti (ad esempio il parquet), tende e tendaggi.
Anche i grandi elettrodomestici sono ammessi, ma con un occhio di riguardo alle classi energetiche: classe A o superiore per i forni, classe E per lavatrici e lavastoviglie, classe F per frigoriferi e congelatori, mentre chi ha puntato su vecchie caldaie a gas (non ibride) rischia di rimanere escluso dal giro.
La compilazione nel modello 730 e la conservazione dei documenti
In sede di dichiarazione, i contribuenti devono riportare l’importo delle spese sostenute nel rigo E57 del Quadro E, sezione III C, del Modello 730/2026. Attenzione a un errore tecnico ma diffuso: l’identificazione del numero progressivo degli immobili nelle sezioni IIIA e IIIB. Se l’immobile è stato oggetto di più interventi (ad esempio lavori privati e lavori condominiali), bisogna utilizzare numeri progressivi diversi per non generare incongruenze nei controlli incrociati dell’Anagrafe Tributaria.
Una volta inserita la cifra, il sistema calcola la detrazione spettante, ma la partita non finisce qui: il Fisco prevede un periodo di conservazione documentale molto lungo, ben 15 anni (dieci di rateizzazione più cinque per i controlli). Questo significa che fatture, ricevute dei bonifici (anche se non è obbligatorio quello “parlante” specifico per le ristrutturazioni), e la comunicazione Enea per gli elettrodomestici (da inviare entro 90 giorni dal collaudo) devono essere custodite con cura.
La perdita di un solo di questi documenti, in caso di accertamento, causerebbe la rettifica della dichiarazione e la perdita delle quote residue della detrazione.




