Il braccio di ferro tra Trump e Anthropic, la riapertura di Claude e la sfida cinese
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Redazione Economia
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Il modello Fable 5 di Anthropic è tornato operativo dal primo luglio, dopo lo stop imposto a giugno dall'amministrazione statunitense, ma la tregua è durata meno di ventiquattr'ore. Il ricercatore indipendente Vitto Rivabella è riuscito a violare nuovamente le misure di sicurezza del sistema, riaccendendo i riflettori su un caso che ha già acceso un acceso dibattito tra le ragioni della sicurezza nazionale e la necessità di un accesso libero alle tecnologie più avanzate.
La vicenda si inserisce in un contesto già complesso, segnato dalle restrizioni all'export decise dal Dipartimento del Commercio dopo che alcuni ricercatori di Amazon avevano individuato una falla capace di indurre il modello a rivelare vulnerabilità software utilizzabili per attacchi informatici.
I motivi del contendere e il primo stop governativo
La decisione di giugno da parte del governo Trump di imporre un fermo all'utilizzo di Fable 5, salvo poi autorizzarne la riapertura il primo giorno di luglio, ha rappresentato un intervento senza precedenti nel settore dell'intelligenza artificiale. Il timore principale, come è emerso dalle prime ricostruzioni, era che il modello potesse essere sfruttato per scopi dannosi, oltrepassando i confini di un semplice uso commerciale.
La scoperta del jailbreak da parte dei tecnici di Amazon, che avevano dimostrato come fosse possibile eludere i sistemi di sicurezza di Anthropic, ha convinto le autorità a muoversi con decisione, imponendo controlli stringenti sull'accesso alla tecnologia. Tuttavia, con la riapertura del primo luglio, la speranza di una normalizzazione si è infranta contro l'ennesima violazione, quella del ricercatore Rivabella, che ha dimostrato come la vulnerabilità fosse tutt'altro che risolta.
La tensione diplomatica e la mossa di Alibaba
Il clima di tensione tra Stati Uniti e Cina nel campo dell'IA si è ulteriormente intensificato in seguito alle mosse di Pechino. Il colosco cinese Alibaba ha emesso un divieto interno che impedisce ai propri dipendenti di utilizzare Claude Code, lo strumento di programmazione di Anthropic, indirizzando i propri ingegneri verso la piattaforma proprietaria Qoder. Un provvedimento che, se da un lato risponde a una logica di indipendenza tecnologica, dall'altro appare come una chiara replica alle politiche restrittive di Washington.
La multinazionale cinese, che controlla un ecosistema di società attive nel commercio elettronico, dalle piattaforme di pagamento ai motori di ricerca per lo shopping, sta quindi cercando di ridurre la propria dipendenza dalle tecnologie americane in un momento in cui il governo di Pechino spinge per una maggiore autonomia nel settore del cloud computing e dei modelli linguistici.
La caccia alle falle per l'accesso da Pechino
In parallelo, Anthropic ha avviato una vera e propria operazione per chiudere le falle che consentono alle aziende cinesi di aggirare le restrizioni all'uso dei suoi modelli. Secondo quanto riportato dal Financial Times, società come Ant Group, di proprietà proprio di Alibaba, sarebbero riuscite a ottenere accesso a Claude Code utilizzando fornitori cloud e filiali estere, approfittando di una rete di connessioni internazionali che rende difficile il controllo.
Alcuni dipendenti di Ant, in particolare, avrebbero utilizzato account aziendali collegati all'intranet della società, la quale è connessa a un'entità legale con sede a Singapore. Questa strategia, che sfrutta la complessità delle strutture societarie globali, rappresenta per Anthropic un grattacapo non indifferente, costringendo l'azienda a rivedere i propri sistemi di controllo per evitare che i suoi strumenti finiscano nelle mani di chi è teoricamente escluso dal mercato.
Un equilibrio sempre più precario
Il riacutizzarsi del braccio di ferro tra Trump e Anthropic, con il ritorno di Fable 5 e la sua immediata violazione, segna l'inizio di una nuova fase di controllo politico sui modelli di IA più avanzati. La tensione tra l'esigenza di proteggere la sicurezza nazionale e la pressione delle aziende tecnologiche per un mercato libero e globalizzato sta diventando sempre più difficile da gestire, con le violazioni del ricercatore Rivabella che mettono in luce la fragilità delle barriere digitali.
La decisione di Alibaba e le manovre di Ant Group mostrano come le aziende cinesi stiano reagendo con gli strumenti a loro disposizione, creando un circolo vizioso di restrizioni e aggiramenti. In questo scenario, la riapertura di Fable 5 non appare come la fine della crisi, ma come una sosta momentanea in una partita che si gioca su più tavoli, da quelli della diplomazia a quelli della sicurezza informatica.




