Meloni accelera sulle elezioni: annunci, decreti e il nodo della data

Meloni accelera sulle elezioni: annunci, decreti e il nodo della data
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Redazione Interno Redazione Interno   -   La campagna elettorale è già cominciata, anche se la data ufficiale del voto non esiste ancora. Le dichiarazioni pubbliche continuano a indicare settembre 2027, la fine naturale della legislatura, ma il ritmo delle iniziative del governo racconta una storia diversa. Quasi ogni giorno l’esecutivo batte un colpo: un annuncio, un decreto, una dichiarazione destinata a fare rumore.

L’ultimo in ordine di tempo sono i gazebo di Fratelli d’Italia allestiti per raccogliere firme contro quella che il partito definisce la «diffusione dell’integralismo islamico», un’iniziativa che coinvolge le piazze di diverse città italiane.

La data del voto: le ipotesi sul tavolo

La XIX legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022 e, secondo l’articolo 60 della Costituzione, Camera e Senato durano cinque anni. La scadenza naturale cade dunque nell’autunno del 2027, e su questo punto la premier Giorgia Meloni ha finora condiviso la decisione con gli alleati della coalizione. Ma nell’estate del 2026 ha iniziato a circolare con insistenza l’ipotesi di un voto anticipato in primavera, con una data simbolica indicata nel dibattito pubblico: domenica 11 aprile 2027.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha dichiarato che «non è impensabile votare a maggio», spiegando che un voto primaverile eviterebbe una campagna elettorale sovrapposta alla preparazione della legge di Bilancio. I vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno invece sostenuto la necessità di arrivare alla scadenza naturale, con il leader della Lega che ha parlato di un governo longevo che «vota a fine mandato». Al momento non esiste alcuna decisione ufficiale del Quirinale o del governo che indichi una data definitiva.

Il decreto sulla scuola e il tetto del 30%

Tra le misure che hanno segnato le ultime settimane c’è il decreto legge sulla scuola, approvato dal Consiglio dei ministri a fine settembre. Il provvedimento introduce un limite del 30 per cento di studenti stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore a partire dall’anno scolastico 2027/2028, con criteri legati non alla cittadinanza ma alla conoscenza della lingua italiana.

Sono previste deroghe per gli alunni che hanno già frequentato alcuni anni nel sistema scolastico italiano e per i casi in cui non sia possibile individuare un istituto di prossimità. Meloni ha difeso la misura definendola uno strumento di «buonsenso» per evitare classi-ghetto e garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità.

Il divieto di burqa e niqab e le altre misure

Sempre nel pacchetto scuola rientra il divieto di indossare il velo integrale negli istituti scolastici, sia esso burqa o niqab, con sanzioni amministrative da 200 a 1.000 euro applicate ai genitori in caso di violazione da parte di minori. Il decreto prevede inoltre corsi di italiano per i genitori di alunni stranieri con gravi difficoltà di inserimento e stanzia fondi per il potenziamento linguistico.

Il tema del velo integrale è da tempo al centro dell’agenda politica di Fratelli d’Italia, che ha promosso una proposta di legge per vietarne l’uso nei luoghi pubblici e rafforzare i controlli sui finanziamenti esteri destinati agli edifici di culto.

Le dichiarazioni di Tajani e la reazione della magistratura

Sul fronte della sicurezza, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto a Roma durante l’iniziativa «Villaggio della legalità», chiedendo ai magistrati maggiore rigidità sugli arresti e citando un celebre slogan: «Colpirne uno per educarne cento».

La frase, pronunciata nel corso di un incontro con i cittadini, ha suscitato una replica immediata dell’Associazione nazionale magistrati, che l’ha definita contraria a ogni Stato di diritto, ricordando che i giudici devono applicare la legge e che la sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura. Tajani ha poi precisato di aver chiesto di applicare la legge, non di disapplicarla.

I sondaggi e gli equilibri nella maggioranza

Le rilevazioni demoscopiche delle ultime settimane mostrano Fratelli d’Italia stabilmente primo partito, con percentuali che oscillano tra il 26,6 e il 27,5 per cento a seconda degli istituti. Il Partito Democratico di Elly Schlein si attesta intorno al 20 per cento, con alcune rilevazioni che lo collocano addirittura al di sotto della soglia psicologica. Forza Italia e Lega restano distanti, con i due alleati storici della coalizione che non superano complessivamente il 13 per cento.

Il partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, si mantiene intorno al 7-8 per cento dopo una fase di crescita che sembra essersi temporaneamente stabilizzata.

L’intervento sui carburanti e il consenso

Sul fronte economico, l’iniziativa di Eni di calmierare i prezzi dei carburanti sulla propria rete ha rappresentato un altro tassello della strategia di consenso. La compagnia partecipata dallo Stato ha fissato un tetto a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel, un taglio di circa 17 centesimi rispetto alle medie precedenti, seguito poi da IP e Q8. Per un pieno da cinquanta litri il risparmio stimato per i consumatori è di circa otto euro e cinquanta centesimi.

L’operazione, secondo diverse analisi, risponde anche a una logica commerciale e a una strategia di rapporti con il governo, in un contesto in cui l’esecutivo stava valutando interventi fiscali sugli extraprofitti.

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