Salvini mantiene la promessa, migliaia di italiani in attesa del verdetto: la svolta sulla mobilità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La questione dei blocchi alle auto diesel Euro 5, che rischiava di lasciare a terra oltre 70mila veicoli tra automobili e mezzi commerciali nelle regioni del Bacino Padano, potrebbe subire una battuta d’arresto. L’emendamento presentato dalla Lega al Decreto Infrastrutture, con la firma del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, propone infatti di rinviare di un anno la misura, originariamente prevista per l’autunno 2025. Una mossa che, se approvata, allevierebbe le proteste di artigiani e piccoli imprenditori, già in fibrillazione per l’ipotesi di vedersi costretti a parcheggiare mezzi seminuovi nonostante l’allerta verde.

La norma, inserita nel piano regionale per la qualità dell’aria (Prtra) su imposizione statale, nasce dalla necessità di rispondere alle procedure d’infrazione europee che hanno condannato l’Italia per i livelli d’inquinamento fuori soglia. Il Bacino Padano – che comprende Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna – è da anni sotto la lente di Bruxelles per le emissioni dannose, con il rischio di sanzioni economiche pesanti. Se da un lato l’obiettivo di ridurre lo smog è condiviso, le modalità applicative continuano a dividere, soprattutto quando a pagare sono settori già in difficoltà.

La Lega, che attraverso il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini aveva garantito un ripensamento, sembra ora aver mantenuto l’impegno. L’emendamento depositato mercoledì scorso rappresenta una prima apertura, sebbene il testo definitivo dovrà superare il vaglio parlamentare. Intanto, nelle città piemontesi come Torino, dove il divieto scatterebbe dal primo ottobre, gli automobilisti attendono con ansia l’esito della trattativa. Il decreto del 2023, voluto dal governo per adeguarsi alle direttive Ue, aveva già innescato polemiche per i suoi effetti su un parco circolante ancora ampio, nonostante i progressivi incentivi alla rottamazione.

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