Caso Almasri, Serracchiani attacca Nordio: "Inadeguato, ha liberato un presunto criminale"
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Redazione Interno
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La bufera politica intorno al caso del generale libico Osama Almasri non accenna a placarsi, anzi, le ultime mosse del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, hanno riacceso il dibattito sulla gestione dei rapporti tra l'Italia e la Corte penale internazionale. Dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittima l'interpretazione fornita dal guardasigilli riguardo alla trasmissione degli atti, il ministero ha infatti provveduto a inoltrare il fascicolo alla procura generale di Roma.
Un passaggio formale che arriva però con un notevole ritardo, alimentando le critiche dell'opposizione, con la responsabile giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani, che ha definito il comportamento del ministro "inadeguato" e le tempistiche ormai del tutto insufficienti per rimediare a un errore che, a suo avviso, ha avuto conseguenze gravissime.
La ricostruzione dei fatti e il ruolo della Consulta
Al centro della vicenda c'è la richiesta di arresto nei confronti di Osama Almasri, generale libico, inoltrata dalla Corte penale internazionale alle autorità italiane. Il ministero della Giustizia, nelle scorse settimane, ha ufficialmente trasmesso il fascicolo relativo alla richiesta di cooperazione della Cpi al procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma. Questo atto, che secondo la normativa avrebbe dovuto essere eseguito in tempi brevi, è stato invece compiuto solo dopo l'intervento chiarificatore della Corte costituzionale.
La Consulta, con la sentenza numero 143, ha stabilito che il ministro della Giustizia è tenuto a trasmettere immediatamente al procuratore generale le richieste di cooperazione provenienti dal tribunale internazionale, dichiarando di fatto illegittima l'interpretazione restrittiva che il ministero aveva sino a quel momento adottato. La decisione della Consulta ha quindi messo in luce un ritardo significativo nell'iter burocratico, che ha di fatto impedito l'esecuzione tempestiva del mandato di cattura internazionale.
Le accuse di Serracchiani: "Responsabilità politica e morale"
La reazione di Debora Serracchiani è stata immediata e durissima. La responsabile giustizia del Partito Democratico ha sottolineato come Almasri non sia stato consegnato alla Corte penale internazionale, ma sia stato invece liberato e rimpatriato in Libia con un volo di Stato. Secondo Serracchiani, il ministro Nordio si assume l'intera responsabilità, non solo istituzionale, ma anche politica e morale, di quello che lei stessa definisce un "clamoroso insuccesso".
Le sue dichiarazioni, riportate dagli organi di stampa, pongono l'accento sull'inadeguatezza del ministro, che avrebbe dovuto eseguire l'ordine della Corte penale internazionale senza indugi, garantendo così la cooperazione giudiziaria tra gli Stati. La trasmissione degli atti, avvenuta solo dopo la pronuncia della Corte costituzionale e a distanza di oltre un anno e mezzo dai fatti, viene considerata dall'esponente dem non solo un atto tardivo, ma la dimostrazione lampante di una gestione che ha gravemente compromesso l'efficacia della richiesta di arresto.
Le tempistiche e le implicazioni giudiziarie del caso Almasri
La vicenda si inserisce in un quadro giudiziario complesso, che vede l'Italia chiamata a confrontarsi con gli obblighi derivanti dall'adesione allo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte penale internazionale. La norma, come ribadito dalla Consulta, impone al ministro della Giustizia un dovere di trasmissione immediata degli atti, senza margini di interpretazione dilatoria.
La decisione di Nordio di trasmettere il fascicolo alla procura di Roma, sebbene conforme al dettato della sentenza, arriva in un momento in cui il generale Almasri non è più nella disponibilità delle autorità italiane, rendendo di fatto vana qualsiasi azione coercitiva sul territorio nazionale. La procura generale di Roma, che ora ha ricevuto gli atti, dovrà valutare la situazione alla luce dei nuovi elementi, ma la possibilità di dare esecuzione al mandato di cattura appare ormai preclusa.
L'opposizione, attraverso le parole di Serracchiani, contesta quindi non l'atto formale in sé, ma la tempistica e la precedente interpretazione della norma, che hanno di fatto vanificato l'operato della giustizia internazionale, sollevando interrogativi sulla tenuta del sistema di cooperazione giudiziaria italiano nei confronti dei tribunali sovranazionali.
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