Spagna, chiusa la sanatoria per gli immigrati: oltre 1,2 milioni di domande

Spagna, chiusa la sanatoria per gli immigrati: oltre 1,2 milioni di domande
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si è chiuso oggi, 30 giugno, il termine per la presentazione delle domande di regolarizzazione straordinaria per gli immigrati in situazione irregolare in Spagna, un processo varato dal governo di Pedro Sanchez lo scorso 15 aprile che ha raccolto un numero di richieste pari a oltre il doppio delle stime iniziali dell'esecutivo.

Secondo i dati provvisori, che saranno ufficializzati nei prossimi giorni dal ministero dell'Inclusione, Sicurezza Sociale e Migrazioni, le richieste presentate attraverso la piattaforma amministrativa Mercurio avrebbero superato quota 1,2 milioni, una cifra destinata a segnare un record nella storia recente del Paese per questo tipo di procedure. Già a metà giugno, il ministero aveva confermato circa 900.000 domande, delle quali 360.000 erano state ammesse all'istruttoria, con il conseguente rilascio di un'autorizzazione provvisoria al soggiorno e al lavoro.

Un provvedimento nato da un'iniziativa popolare

La sanatoria, adottata tramite decreto legge, fa seguito a un'iniziativa legislativa popolare che ha raccolto oltre 600.000 firme e il sostegno di centinaia di associazioni, tra cui la Chiesa cattolica, con l'obiettivo dichiarato di far emergere il lavoro sommerso e regolarizzare una fascia di popolazione che già contribuisce all'economia del Paese.

Per poter presentare domanda, i richiedenti dovevano dimostrare di aver risieduto in Spagna per almeno cinque mesi consecutivi prima del 2026 e di non avere precedenti penali, requisiti che hanno indotto il governo a stimare inizialmente un bacino di potenziali beneficiari compreso tra le 500.000 e le 700.000 unità.

L'enorme afflusso di richieste ha quindi superato ogni previsione, delineando un quadro di portata inedita che imporrà ora alle autorità un lavoro di screening senza precedenti; il sindacato Unificato di Polizia ha già lanciato l'allarme per il rischio di un blocco operativo totale, data la mole di pratiche da esaminare per il rilascio delle carte d'identità per stranieri e la gestione delle impronte digitali.

Le reazioni politiche e la difesa di Sanchez

Il presidente del governo, Pedro Sanchez, ha più volte difeso la portata "storica" del provvedimento, definendolo un atto di giustizia e necessità in controtendenza rispetto alle politiche restrittive adottate in gran parte d'Europa, sottolineando come i migranti rappresentino un fattore cruciale per la crescita sostenuta del Paese e per fronteggiare l'inverno demografico.

In occasione della presentazione del nuovo Piano di Integrazione e Cittadinanza, dotato di 500 milioni di euro, Sanchez ha ribadito che senza il contributo della popolazione migrante la Spagna potrebbe perdere una quota significativa del proprio PIL nei prossimi decenni, e ha annunciato la creazione di un'Agenzia statale per la mobilità umana per coordinare le politiche di accoglienza e integrazione.

La misura, tuttavia, ha incontrato la ferma opposizione delle forze di destra: il Partido Popular, che in passato aveva sostenuto l'iniziativa popolare, e soprattutto Vox, che ha bollato la sanatoria come un "fattore di attrazione" per nuovi flussi migratori e una "invasione" che porterà al collasso dei servizi pubblici, accusando il premier socialista di utilizzare la regolarizzazione come una cortina fumogena per distogliere l'attenzione da altri scandali.

Il nodo giudiziario: il possibile rinvio alla Corte Ue

Sul destino della regolarizzazione pende ora un'incognita giudiziaria di primo piano, destinata a tenere banco nei prossimi mesi, che potrebbe congelare l'iter di oltre un milione di persone. La Corte Suprema spagnola, in risposta ai ricorsi presentati dalle Comunità di Aragona e Valenciana, ha infatti aperto la strada a un possibile rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, sollevando dubbi sulla compatibilità del decreto con il diritto comunitario, in particolare con il Patto su migrazione e asilo e con la direttiva europea sui rimpatri.

I giudici dell'alta corte ritengono che la misura, configurandosi come un regime generale di regolarizzazione e non come un riconoscimento individualizzato dei permessi di soggiorno, potrebbe entrare in collisione con le norme europee, che richiederebbero un'analisi caso per caso.

Pur senza aver sospeso l'efficacia del decreto, la Corte ha concesso alle parti cinque giorni di tempo per esprimersi sull'opportunità di investire la Corte di Lussemburgo, mentre fonti del governo spagnolo si dicono tranquille e convinte della legalità di una procedura che, come ricordano, è la settima volta che viene realizzata nella storia democratica del Paese.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.