I dem irritati dai continui distinguo di Conte: "Serve più rispetto"
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Redazione Interno
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Elly Schlein, durante la sua lunga relazione all'assemblea nazionale del partito, evita con precisione chirurgica di nominare il presidente del Movimento 5 Stelle, fedele al principio di non alimentare polemiche pubbliche che ha elevato a linea guida per i suoi. La segretaria democratica, il cui nome è stato il grande assente dalla kermesse di Atreju dove invece sono sfilati altri leader dell'opposizione, preferisce concentrarsi su quanto già costruito, sottolineando come l'alleanza di centro-sinistra esista "nei fatti". Una scelta dettata anche dalla volontà di non acuire le tensioni, dopo che da quel palco romano sono arrivate parole che a molti, tra i banchi del partito, sono parse come un volersi tenere le mani libere in vista di scelte future.
Se la guida del Pd sceglie il silenzio, lo stesso non si può dire per una parte significativa della sua dirigenza, la quale, scavalcando la prudenza della segretaria, lascia trapelare una profonda irritazione. La fonte del malumore, che non appartiene soltanto all'area storicamente più critica verso i pentastellati, risiede nelle reiterate dichiarazioni di Giuseppe Conte, il quale, pur partecipando a iniziative comuni, continua a marcare una distanza formale. La sua affermazione ad Atreju, secondo cui "non c'è nessuna alleanza" in campo e che tutto andrà costruito, viene percepita come un'ambiguità strategica che finisce per minare la credibilità del campo progressista, il quale pure ha trovato una sintesi nelle ultime competizioni elettorali.
Quello che circola nei corridoi del partito, dunque, è un avvertimento diretto all'ex presidente del Consiglio: la collaborazione, che pure procede su diversi dossier parlamentari e amministrativi, necessita di un riconoscimento pubblico e di un tono diverso. Il rispetto di cui si parla non è una questione meramente formale, bensì la condizione minima per preservare una coesione già fragile, evitando che i continui smarcamenti possano essere letti come una mancanza di lealtà. Si tratta, in altri termini, di chiedere al leader del M5S di abbandonare un linguaggio che suona come un preliminare distanziamento, il quale rischia di logorare la fiducia alla base di qualsiasi intesa politica, per quanto tattica essa possa essere.




