Addio a Carla Gatto, nonna di Giulia Cecchettin

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Carla Gatto, madre di Gino Cecchettin e nonna paterna di Giulia, la giovane uccisa a 22 anni dall’ex fidanzato Filippo Turetta lo scorso novembre, è morta a 76 anni stroncata da un malore improvviso. La notizia, diffusa dal figlio attraverso i social, ha riacceso il dolore di una famiglia già segnata da una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica. Gino Cecchettin ha voluto ricordarla con una citazione della canzone "Quando sarai piccola" di Simone Cristicchi, brano presentato al festival di Sanremo, accompagnando l’annuncio con un messaggio carico di emozione.

Carla Gatto, residente a Beverare di San Martino di Venezze, nel rodigino, era una figura nota non solo per il suo ruolo familiare ma anche per la sua vivace attività artistica. Scrittrice e animatrice della scena culturale polesana, stava per pubblicare un nuovo libro, progetto che rimarrà incompiuto. La sua presenza costante al fianco del figlio durante le udienze del processo a Turetta, celebrato a Venezia, aveva dimostrato una forza d’animo che molti avevano interpretato come serenità, ma che lei stessa aveva chiarito essere solo un modo per affrontare il dolore senza mostrarlo. «Noi il dolore ce l’abbiamo dentro, anche se all’apparenza non lo facciamo vedere», aveva dichiarato in passato, rispondendo a chi le aveva rivolto critiche per il suo apparente distacco.

La scomparsa di Carla Gatto, avvenuta venerdì 14 febbraio all’ospedale di Verona dopo un aggravamento delle sue condizioni, ha suscitato una profonda commozione nel Polesine, dove era amata e rispettata. La sua morte arriva a pochi mesi di distanza dalla perdita della nipote Giulia, uccisa in un fatto di cronaca che ha riportato al centro del dibattito nazionale il tema della violenza di genere.

Carla Gatto lascia un vuoto non solo nella sua famiglia, ma anche nel mondo culturale che aveva contribuito a tenere vivo. La sua dedizione alla scrittura e alla promozione della cultura locale era un tratto distintivo della sua personalità, così come il suo impegno silenzioso ma costante nel sostenere la battaglia del figlio per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come la violenza e la giustizia.

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