Nora e Riccardo, due vite spezzate all'alba di un sabato di primavera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cavernago, un piccolo paese della provincia di Bergamo, è oggi un luogo avvolto nel silenzio e nel dolore. La morte di Nora Jawad e Riccardo Gualandris, entrambi diciannovenni, ha lasciato una ferita profonda in chi li conosceva e in chi, pur non avendoli mai incontrati, si riconosce nel loro sorriso e nella loro giovinezza spezzata troppo presto. L’incidente, avvenuto nelle prime ore di sabato mattina sulla provinciale 498, ha portato via due vite piene di sogni e di progetti, mentre altre due – quelle della gemella di Nora, Dalila, e di un amico – rimangono appese a un filo, tra la vita e la morte.

Erano le 5 del mattino quando l’Opel Corsa su cui viaggiavano i quattro giovani, di ritorno da una serata trascorsa al Setai di Orio al Serio, ha perso il controllo, scontrandosi frontalmente con un camion. Nora, studentessa di infermieristica, era al volante. Riccardo, seduto accanto a lei, è morto all’istante, così come la giovane che guidava. Dalila e l’amico, invece, sono stati estratti dalle lamiere in condizioni gravissime, portati in ospedale tra la disperazione e la speranza di chi ancora non vuole arrendersi all’idea di averli persi.

I genitori di Nora, Mariangela Gilberti e Redouane Jawad, hanno scoperto la tragedia quasi per caso. Dopo aver atteso invano il rientro delle figlie, hanno iniziato a cercarle attraverso il GPS del telefono, trovando il segnale fermo in tangenziale. Quella che doveva essere una semplice verifica si è trasformata in un incubo: il luogo dell’incidente, le auto della polizia, le ambulanze. Un’immagine che nessun genitore dovrebbe mai vedere.

Il sindaco di Cavernago, Giuseppe Togni, ha parlato di un dolore collettivo, di un paese che si stringe attorno alle famiglie dei ragazzi. «È come se fossero i nostri figli», ha detto, dando voce a un sentimento che va oltre le parole. Nora e Riccardo, descritti come due ragazzi solari e generosi, erano conosciuti da tutti: dall’oratorio alle associazioni, dai commercianti agli amici più stretti. La loro morte ha lasciato un vuoto che difficilmente potrà essere colmato.

Quella notte, prima dell’incidente, Nora aveva chiamato la madre per rassicurarla: «Ci siamo fermate a mangiare una focaccia», aveva detto, mentre l’orologio segnava un ritardo di mezz’ora rispetto all’orario previsto per il rientro. Probabilmente, in quel momento, Mariangela si era tranquillizzata, pensando che le figlie fossero ormai vicine a casa. Poco dopo, però, tutto è cambiato. Quella focaccia, quell’ultima chiamata, sono diventati il simbolo di una normalità che non tornerà più.

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