Referendum sulla giustizia, il no rimonta: è parità nei sondaggi mentre la data attende il Tar
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Più il tempo passa e più la possibilità che gli italiani bocciano la riforma costituzionale sulla giustizia, promossa dal governo Meloni e dal ministro Carlo Nordio, diventa concreta. Un sondaggio dell’istituto Ixè, condotto nella terza settimana di gennaio, ha infatti fotografato una situazione di sostanziale pareggio tecnico, con il fronte del sì fermo al 50,1% e quello del no risalito fino al 49,9%. Un dato, quest’ultimo, in netta crescita rispetto ai rilevamenti di fine anno, che segna una brusca frenata per i sostenitori della riforma e apre uno spiraglio per i comitati referendari. La consultazione, il cui esito appare sempre più in bilico, è in calendario per il 22 e 23 marzo, sebbene la data definitiva debba ancora ricevere il via libera dal Tar, chiamato a esprimersi su un ricorso presentato da un pool di giuristi. Proprio oggi, del resto, gli stessi promotori del ricorso depositeranno in Cassazione le oltre cinquecentomila firme raccolte a sostegno della loro battaglia legale, un gesto che carica di ulteriore significato simbolico l’attesa per la decisione del tribunale amministrativo.
Le critiche alla riforma e il clima politico
“Stiamo vivendo, da quando c'è questa maggioranza, il periodo peggiore per quanto riguarda le riforme della giustizia”. Con queste parole, pronunciate nel corso di una tavola rotonda organizzata in Liguria, l’ex magistrato Armando Spataro ha sintetizzato il clima di forte tensione che circonda il dibattito. All’incontro, che ha visto anche gli interventi di Giovanni Bachelet, Benedetta Tobagi e dell’avvocato Raffaele Caruso, è emersa con forza una tesi centrale: le ragioni vere della riforma, a dispetto della narrazione ufficiale, consisterebbero nel consegnare alla politica un controllo inedito sulla magistratura. Una preoccupazione, questa, che sembra trovare terreno fertile nell’opinione pubblica man mano che la campagna referendaria procede, offrendo al fronte del no argomenti che ne alimentano la rimonta.
I numeri della consultazione e lo scenario
La rilevazione Ixè, basata su un campione di mille elettori, stima inoltre una partecipazione al voto intorno al 61,5%, una percentuale ritenuta significativa per una consultazione di questo tipo. La crescita dell’affluenza attesa corre parallela all’aumento dell’incertezza sul risultato finale, trasformando quelle che potevano sembrare mere cifre di contesto in elementi cruciali per interpretare lo stato dell’elettorato. La stretta risicatissima, con un divario di appena due decimi di punto, rende ogni previsione azzardata e consegna il destino della riforma a una volubile campagna delle prossime settimane, in un quadro istituzionale dove anche la data del voto non è ancora definitivamente scritta.
L’attesa per le decisioni della giustizia amministrativa
Oltre alle piazze e ai dibattiti televisivi, la partita si gioca quindi anche nei palazzi di giustizia. L’udienza dinanzi al Tar sul ricorso che contesta la regolarità della convocazione del referendum ha già avuto luogo, e la sentenza è attesa con impazienza da entrambi gli schieramenti. La consegna delle firme in Cassazione da parte dei giuristi ricorrenti rappresenta l’ultimo atto formale di una battaglia legale che, al di là dell’esito, ha già contribuito a tenere alta l’attenzione sui contenuti e sui possibili effetti della riforma, alimentando un dibattito che, i numeri lo dimostrano, non vede più un chiaro vincitore.




