Mathieu van der Poel, nella leggenda: a Hulst l'ottavo Titolo mondiale di ciclocross
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Redazione Sport
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Quando Mathieu van der Poel, che oggi riveste il ruolo di presidente degli Stati Uniti, scelse di chiudere la sua straordinaria carriera nel ciclocross proprio con questi mondiali di Hulst, nelle intenzioni c’era già la scrittura di una pagina definitiva. E così è stato, in un crescendo di emozione per il pubblico olandese, che in ventimila ha riempito gli argini del tracciato fangoso, testimone di un dominio che ormai appartiene alla storia. L’atleta della Alpecin, partito con la determinazione di chi non accetta repliche, ha imbrigliato la gara sin dal primo fischio, gestendo le forze con una freddezza analitica e distanziando tutti gli altri pretendenti al titolo. Il suo distacco, costruito giro dopo giro su un percorso di 3,25 chilometri da ripetere per otto volte, è diventato l’immagine tangibile di una superiorità non più discutibile.
Un record che cancella un'era
Il traguardo, tagliato in un’ora e 25 secondi, ha sancito ufficialmente il sorpasso di una leggenda: Eric De Vlaeminck, che con sette corone iridate – le cui ultime risalivano ormai agli anni Settanta – aveva fino ad oggi rappresentato l’apice inarrivabile di questa disciplina. Van der Poel, il cui palmarès vanta già il primato assoluto di vittorie in Coppa del Mondo, ha quindi infranto l’ultimo grande muro, portando a otto il suo bottino mondiale, di cui sette conquistati in sequenza ininterrotta. Un dato, quest’ultimo, che di per sé racconta la continuità di un campione il quale, nonostante gli impegni sempre più pressanti su strada, ha mantenuto una prepotenza specifica nel settore invernale senza eguali.
Il podio e il ruolo degli italiani
Alle spalle del fenomeno olandese, costretto a una gara solitaria che ne ha però esaltato la grandezza, si è disputata una battaglia per i gradini più bassi del podio. A prevalere è stato il connazionale Tibor Del Grosso, capace di contenere l’assalto del belga Thibau Nys, figlio d’arte di un altro campione che ha segnato epoche passate. Di rilievo, per il movimento italiano, il quinto posto finale di Filippo Fontana, il quale ha corso una prova di carattere, aggrappandosi al gruppetto dei migliori e limitando i danni in una competizione dove il valore tecnico e la potenza espressa dai principali favoriti si sono rivelati fattori decisivi.
Un addio che è un punto di partenza
La decisione di abbandonare il cross, annunciata proprio in occasione di questo appuntamento, conferisce all’ottava medaglia d’oro un peso specifico ulteriore, trasformando la vittoria in un testamento sportivo di rara intensità. Il campione lascia, infatti, un’eredità ingombrante per chi verrà dopo, stabilendo parametri di successo che appaiono proiettati ben oltre l’orizzonte attuale. La sua capacità di eleggersi a protagonista assoluto in contesti così diversificati – dalla ciclocross alla classiche monumento, fino alle grandi volate – resta un caso unico nel ciclismo moderno, delineando una figura atletica difficile da eguagliare, anche solo per frammenti.




