Il sindaco Fabbri promette la riassegnazione delle deleghe dopo le dimissioni dell’assessora Savini, positiva all’alcol
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La macchina, una utilitaria di media cilindrata, sbanda improvvisamente sulla provinciale che costeggia il Po, nei dintorni di Sermide, e si schianta contro un platano secolare. È lunedì sera, poco dopo le diciotto, e a bordo ci sono il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, e la sua assessora Francesca Savini, che si trova al volante. Nessuno dei due, fortunatamente, riporta ferite, tanto che i soccorsi sanitari – allertati da alcuni automobilisti di passaggio – possono essere rapidamente ridimensionati. Ma quando i carabinieri, giunti sul posto per i rilievi del caso, sottopongono Savini all’alcoltest, il dato emerge inequivocabile: il tasso alcolemico della donna supera 1,5 grammi per litro, vale a dire tre volte il limite massimo consentito dalla legge (che è di 0,5 g/l).
Di fronte a questo scenario, e alla rilevanza penale della condotta – un tasso superiore a 1,5 g/l configura infatti un illecito penale, non un semplice illecito amministrativo come accadrebbe tra 0,5 e 0,8 g/l –, l’assessora rassegna le proprie dimissioni. Il sindaco Fabbri, che non ha riportato conseguenze fisiche dall’urto, definisce pubblicamente quel passo indietro “un gesto di rispetto verso le istituzioni”. Una definizione, quest’ultima, che suona come un tentativo di blindare politicamente l’amministrazione, dopo che la notizia dello schianto e dell’alcoltest positivo ha iniziato a circolare tra i gruppi consiliari e nella stampa locale.
La bufera politica e il nodo delle deleghe
Con le dimissioni di Savini, la giunta di centrosinistra (a trazione leghista, guidata da Fabbri) perde un pezzo del suo equilibrio interno. La Savini, che in passato aveva seguito diversi dossier tra cui quelli legati alla mobilità e alle politiche sociali, lascia scoperto un settore che il primo cittadino intende ricoprire in tempi brevissimi. “Provvederò alla riassegnazione delle deleghe nel più breve tempo possibile”, ha assicurato Fabbri ai cronisti che lo hanno intercettato fuori dal municipio. Una promessa, quella del sindaco, che non attenua però le tensioni già emerse: l’opposizione, attraverso alcune dichiarazioni informali, ha chiesto chiarimenti sulla dinamica dell’incidente e sull’opportunità che un amministratore si metta alla guida in quelle condizioni, sebbene il fatto si sia verificato fuori dal territorio comunale ferrarese, in provincia di Mantova.
L’ombra del rientro di Nicola Lodi e l’affaire Cidas
A complicare il quadro, se possibile ancor di più, arriva la voce – non nuova – di Nicola Lodi, ex vicesindaco ed ex assessore alla Sicurezza. Lodi, intervistato dal Carlino, ha dichiarato: “Al di là dell’incidente, il 20 giugno avrei chiesto al sindaco Fabbri di rientrare in giunta. C’è un accordo con la Lega: il mio ingresso riequilibrerebbe l’amministrazione”. Un’affermazione pesante, resa ancor più significativa dal fatto che per Lodi, tra poco più di un mese, scadranno i termini interdittivi derivanti da una condanna di primo grado – quella legata al cosiddetto affaire Cidas – che finora ne aveva limitato l’azione politica. Il suo possibile rientro, in coincidenza con la poltrona lasciata vacante dalla Savini, riapre scenari di ridefinizione degli equilibri interni alla maggioranza. Nessuna decisione, per ora, è stata presa, ma il solo accenno a un “posto alla Lega” riaccende i riflettori su una giunta già provata da un incidente dai risvolti giudiziari.
I risvolti penali per l’ex assessora Savini
Oltre al terremoto politico – conclusosi con le dimissioni immediate – la vicenda che ha coinvolto Francesca Savini non si esaurisce nell’abbandono della carica. L’aver guidato con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, causando peraltro un incidente (anche se senza feriti), configura il reato di guida in stato di ebbrezza grave, ai sensi dell’articolo 186 del codice della strada. Le conseguenze, per l’ormai ex assessora, vanno ben oltre la sanzione pecuniaria: è prevista la sospensione della patente fino a due anni, l’arresto da sei mesi a un anno, e la confisca del veicolo se di proprietà dell’interessata. I carabinieri hanno già trasmesso gli atti alla procura di Mantova, che dovrà valutare se chiedere il rinvio a giudizio o procedere con un decreto penale. Savini, da quanto si apprende, si è già affidata a un legale per la fase difensiva. Nessuna udienza è stata ancora fissata.




