Addio a Valentino, la bellezza saluta il suo imperatore

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Fiori bianchi, musica classica e un silenzio carico di emozione hanno accolto il feretro di Valentino Garavani nella sede storica di piazza Mignanelli, quel palazzo che per decenni è stato il cuore pulsante della sua maison e che, per due giorni, si è trasformato nel luogo dell’estremo saluto. La camera ardente, allestita nel salone principale del primo piano, è stata aperta non solo ai grandi nomi del jet set e della moda, ma anche a chiunque volesse rendere omaggio al maestro, confermando così quella sua celebre volontà di «lasciare la festa quando c’è ancora gente». Ad attendere la bara, avvolta in un drappo bianco, c’erano il compagno di una vita Giancarlo Giammetti, i «figliocci» Sean e Anthony Sax e l’ex compagno Bruce Hoeksema, in un commosso raccoglimento familiare che ha preceduto l’afflusso della folla.

Le parole di chi ha condiviso il percorso

«C’è una frase che lui ha detto e che è lì stampata», ha ricordato Giancarlo Giammetti ai cronisti accalcati all’ingresso, riportando quella che suona come un’epigrafe perfetta per una vita dedicata all’estetica: «I love beauty, it’s not my fault». Una dichiarazione d’amore incondizionato per la bellezza, che è stata anche una rigida filosofia professionale. Giammetti ha aggiunto, con voce rotta dalla commozione, come quel palazzo rappresentasse «il nido dove siamo cresciuti e dove tornavamo sempre», sottolineando il valore simbolico di uno spazio che è stato molto più di una semplice sede aziendale. Anche Alessandro Michele, con il suo stile inconfondibile, ha voluto essere presente, unendo il suo dolore a quello di un’intera industria che perde uno dei suoi pilastri.

Il ricordo delle maestranze e degli eredi creativi

Accanto ai volti noti della politica e dello spettacolo, da chi regge il Campidoglio a chi ha calcato le scene della Scala, non sono mancati quelli, meno visibili ma ugualmente fondamentali, delle maestranze. Le sarte in camice bianco, artigiane di quella bellezza declinata in abito, hanno sfilato in silenzio davanti alla bara, in un tributo sentito e personale. Tra gli eredi del suo sapere, Maria Grazia Chiuri – che sotto la sua ala ha maturato una lunga esperienza prima di guidare altre grandi maison – ha parlato di lui non soltanto come di un genio indiscusso, ma anche come di una figura «paterna», capace di guidare con autorevolezza e di trasmettere un mestiere fatto di precisione e di sogno.

Un addogo collettivo nella casa-museo

Il flusso di persone, che ha incluso romani e turisti oltre a ogni figura legata al mondo della moda, ha reso tangibile l’impronta lasciata da Valentino, trasformando la camera ardente in un momento di condivisione collettiva. L’atmosfera, seppur intrisa di malinconia, ha riflesso l’eleganza austera e l’amore per il dettaglio che hanno sempre caratterizzato lo stilista, in una cornice che era essa stessa parte del suo patrimonio. L’evento, svoltosi senza clamori ma con grande partecipazione, ha chiuso un capitolo della storia del gusto, mentre il ricordo del suo imperatore resta affidato alle creazioni immortali e a quell’insegnamento di stile che va ben oltre la semplice apparenza.

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