Valentino, il feretro è alla camera ardente. Ad accoglierlo, Giammetti e i “figliocci”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La salma di Valentino Garavani ha fatto il suo ingresso, silenziosa e solenne, nella sede romana della Fondazione a lui intitolata insieme a Giancarlo Giammetti, in piazza Mignanelli. Sulla bara, una singola rosa rossa, emblema di uno stile inconfondibile che ha segnato intere epoche della moda, ha accolto i primi sguardi commossi di coloro che hanno presidiato l’arrivo. Pochi minuti prima, era stato lo stesso Giammetti, storico socio e compagno di vita dello stilista, a varcare la soglia del palazzo, anticipando un momento che, seppur atteso, segna una cesura definitiva. La bandiera italiana esposta all’ingresso, già posizionata a mezz’asta, e le vetrine della vicina boutique in piazza di Spagna, coperte di drappi neri, disegnavano una città in lutto per il suo “Re”.
L’ultimo omaggio in Fondazione
Nell’edificio di piazza Mignanelli 23, dove è stata allestita la camera ardente, l’atmosfera è raccolta nonostante il viavai dei primi organizzatori e il brusio contenuto dei cronisti, molti dei quali si erano radunati da ore lungo il percorso. Accanto a Giancarlo Giammetti, volto noto e parte integrante dell’universo valentiniano, hanno trovato posto i cosiddetti “figliocci” dello stilista, i fratelli Sean e Anthony Sax, a suggellare un legame familiare che è andato ben al di là dei rapporti professionali. Il feretro, una volta sistemato nella sala principale, è diventato il fulcro di una scena intima eppure pubblica, pronta ad aprirsi a quanti, da ogni parte, hanno espresso il desiderio di un ultimo saluto.
La fila dei cittadini per l’addio
Poco dopo le operazioni di allestimento, le porte della Fondazione si sono aperte per consentire l’accesso al primo gruppo di persone, dando inizio a un flusso che si prevede copioso per l’intera giornata e per quella successiva. L’ingresso, come prevedibile, è contingentato per mantenere un ordine e un decoro che sembrano rispecchiare l’estetica stessa di Valentino. Tra le prime in fila, alcune signore hanno condiviso le proprie impressioni, dichiarando che “Valentino voleva bene alla donna e voleva che fosse bella”, un pensiero ricorrente che riassume la gratitudine di una clientela devota, la quale in quelle creazioni ha ritrovato un’idea di eleganza assoluta. L’attesa lungo il marciapiede, dunque, non è semplice curiosità, ma un vero e proprio pellegrinaggio laico verso un tempio della bellezza.
I simboli di un’eredità duratura
Oltre ai fiori e ai drappi, a parlare è anche una citazione, apparsa in bianco sulle vetrine oscurate della boutique di piazza di Spagna: «I love beauty, it's not my fault». Una frase-manifesto, quasi una dichiarazione di poetica involontaria, che riassume l’intera carriera dello stilista e la sua inflessibile ricerca dell’armonia. Questi elementi, uniti alla location scelta per l’estremo tributo – non un luogo istituzionale, ma la sede della Fondazione che custodisce il suo archivio e la sua visione – delineano con chiarezza il perimetro di una cerimonia volutamente privata nel sentimento ma pubblica nella partecipazione. Un bilanciamento che sembra rispecchiare la vita stessa di Garavani, divisa tra il riserbo degli affetti più cari e l’esposizione globale della sua arte.




