Giammetti contro Cucinelli: la polemica sui presunti sconti a Valentino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La scomparsa del maestro Valentino Garavani, evento che ha segnato profondamente il mondo della moda e non solo, ha dato origine a una singolare e aspra controversia tra due figure di spicco dell'alta moda e del lusso italiano. La disputa, scaturita da un aneddoto personale raccontato pubblicamente, ha rapidamente travalicato la dimensione del cordoglio per assumere i toni di una netta smentita, veicolata attraverso i canali social, che mette in discussione la veridicità di un ricordo e, implicitamente, la natura di un rapporto.
Le dichiarazioni di Cucinelli e l'aneddoto dello sconto
Brunello Cucinelli, imprenditore noto a livello globale per il suo cashmere di lusso, intervenendo prima ai funerali dello stilista e successivamente in una trasmissione radiofonica, ha voluto omaggiare la figura di Garavani definendolo “un grande genio del Novecento” e “un padre della moda italiana”. È stato però un ricordo più personale, forse inteso come un tocco di vicinanza umana, ad accendere la miccia della polemica. Cucinelli ha infatti affermato che Valentino, il quale “vestiva molte nostre cose”, era solito chiamarlo direttamente quando si trovava in boutique per chiedergli, scherzosamente, se potesse applicargli uno sconto. Una richiesta alla quale l’imprenditore umbro avrebbe sempre risposto con deferenza, considerandolo un onore.
La replica durissima di Giancarlo Giammetti su Instagram
Queste dichiarazioni, diffuse e riprese dai media, non hanno trovato credito presso Giancarlo Giammetti, storico socio in affari e compagno di vita di Valentino per un lungo periodo. Attraverso una serie di storie pubblicate sul suo profilo Instagram, strumento ormai comune per le comunicazioni pubbliche dirette, Giammetti ha di fatto smontato il racconto di Cucinelli con una fermezza che non ha lasciato spazio a interpretazioni. La sua smentita è stata categorica e doppia: “Valentino non lo ha mai conosciuto né chiamato”, ha scritto, negando quindi alla radice l’esistenza di quel rapporto confidenziale descritto dal re del cashmere. A rafforzare ulteriormente la sua posizione, Giammetti ha aggiunto di non averlo nemmeno visto tra i presenti alla cerimonia funebre, lasciando intendere, con una punta di amara ironia, che forse fosse “troppo occupato a parlare con la stampa”.
Una disputa che va oltre il semplice aneddoto
La reazione di Giammetti, per quanto apparentemente scatenata da un dettaglio minore, tocca in realtà corde più profonde che riguardano la memoria, l’autenticità dei rapporti e la rappresentazione pubblica di sé in momenti così delicati. La sua risposta non si limita a correggere un fatto, ma sembra voler proteggere la verità di una storia condivisa, quella con Valentino, da quella che potrebbe essere percepita come un’appropriazione indebita o un’strumentalizzazione. La scelta del canale, immediato e personale come Instagram, contrasta volutamente con le dichiarazioni rilasciate ai media tradizionali, disegnando uno scontro tra modalità comunicative diverse e, forse, tra due diverse sensibilità.
Il silenzio sulle reazioni e il focus sui fatti
Dopo la picchiata social di Giammetti, non si registrano ulteriori dichiarazioni pubbliche da parte di Brunello Cucinelli, il quale non ha replicato alla pesante accusa di aver inventato o distorto un episodio. La vicenda rimane dunque sospesa tra la versione di un aneddoto confidenziale e la sua totale negazione da parte di chi, per decenni, è stato la persona più vicina allo stilista scomparso. La polemica, al di là dei suoi contenuti specifici, illumina le dinamiche complesse che spesso accompagnano la scomparsa di un’icona, quando la narrazione della sua eredità e dei suoi rapporti diventa terreno di confronto, e talvolta di conflitto, tra voci che ne reclamano la conoscenza.




