Brunello Cucinelli e la battuta sugli sconti: la replica di Giammetti scalda i giorni dopo il funerale di Valentino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’atmosfera di raccoglimento che aveva caratterizzato i funerali romani di Valentino Garavani si è dissolta, lasciando il posto a una polemica inaspettata che ha per protagonisti due figure di primo piano del sistema moda. Brunello Cucinelli, intervenendo al cordoglio, ha voluto condividere con i giornalisti un aneddoto personale, un ricordo che intendeva omaggiare, seppur in tono scherzoso, la familiarità con lo stilista scomparso. "Valentino vestiva molte nostre cose e quando era in boutique mi chiamava", ha raccontato, per poi aggiungere quella battuta che sarebbe diventata il centro del contendere: "scherzava, mi diceva 'mi fai un po' di conto?'". Una frase, questa, che Cucinelli ha pronunciato definendo lo sconto un "tabù" nell'alta moda, quasi a sottolineare come la stessa richiesta, seppur scherzosa, provenisse da un conoscitore delle regole non scritte del settore.
La stizza di Giancarlo Giammetti
A prendere nettamente le distanze da quel racconto, però, è stato Giancarlo Giammetti, storico socio e compagno di vita di Valentino, la cui reazione non si è fatta attendere. Attraverso una storia su Instagram, piattaforma dove è assai attivo, Giammetti ha di fatto smentito il tono confidenziale del ricordo evocato dall’imprenditore umbro. "Valentino non lo ha mai conosciuto né chiamato", ha scritto in modo perentorio, tagliando corto su qualsiasi ipotesi di dimestichezza. E, rivolgendosi allo stesso Cucinelli, ha proseguito: "Io non l'ho neanche visto al funerale... forse era troppo occupato a parlare con la stampa". Un commento che, al di là della personale verità dei fatti, evidenzia la profonda sensibilità ferita in un momento di lutto, percependo quelle dichiarazioni come un’indebita intrusione, se non una strumentalizzazione, della figura del partner scomparso.
Le regole non scritte del lusso
Ciò che la disputa ha portato alla luce, al di là delle personali versioni, è un principio cardine e inviolabile nell'universo dell'alta moda, spesso definito come "lusso silenzioso". In un mondo dove i prezzi hanno ormai raggiunto cifre stellari, la pratica dello sconto, o anche solo il parlarne pubblicamente, è considerata una violazione di un codice etico non scritto che preserva il valore intangibile del prodotto e dell'esperienza di acquisto. La boutade attribuita a Valentino, vero o meno che sia stato il contesto, tocca proprio questo nervo scoperto, perché sminuisce, seppur in una cornice aneddotica, quell'aura di esclusività e di prezzo fermo che è parte integrante del patto tra il marchio e il suo cliente più facoltoso. Il mercato, del resto, si regola su dinamiche che esulano dalle comuni trattative, puntando su un valore percepito che deve rimanere incontaminato.
La spiegazione e il dispiacere di Cucinelli
Dinamiche che Brunello Cucinelli, da protagonista del lusso mondiale, conosce perfettamente, e alle quali ha fatto seguito una sua replica, tesa a chiarire la propria posizione e a spegnere la polemica. In nuove dichiarazioni, l'imprenditore ha ribadito la sua stima e il suo dolore per la scomparsa di Valentino, annoverandolo tra i "padri" della moda italiana insieme ad Armani, Versace e Ferré. Riguardo alle sue parole all'uscita dalla chiesa, si è detto "realmente dispiaciuto" che esse siano state "causa di un dispiacere per il signor Giammetti", spiegando di averle rilasciate "a caldo" in un momento di commozione. Una precisazione che, senza ritrattare il contenuto del racconto, ne circoscrive l'intenzione e il momento, rimarcando come lo scopo fosse unicamente quello di tributare un affettuoso omaggio al maestro, e non certo di violare quel riserbo che il lusso stesso impone.




