Kos: l'adesione dell'Ucraina avanza, la Georgia arretra
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Redazione Esteri
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Mentre a Bruxelles si riscrivono le regole per l'ingresso di nuovi Stati, la commissaria europea per l'Allargamento Marta Kos ha tracciato, dinanzi alla commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, un bilancio nettamente differenziato dei vari candidati. All'Ucraina, la quale, nonostante il conflitto, ha "dimostrato il suo impegno nel percorso verso l’Unione", è stato riconosciuto lo sforzo compiuto; un giudizio che, se da un lato ne sancisce i progressi, dall'altro non ignora le persistenti criticità, come quelle emerse nel rapporto della Commissione che segnala alcune "tendenze negative da invertire" nella lotta alla corruzione e nella tutela dei diritti fondamentali. La Kos, che ha parlato di un ritorno al "lessico della serietà" e all'esigenza di "prove, risultati e garanzie" prima di qualsiasi passaggio formale, ha quindi marcato la distanza da un'ottica di adesione automatica, imponendo un esame rigoroso per ciascun paese.
Il nuovo corso negoziale e il caso Georgia
Il cambio di passo annunciato dalla commissaria si concretizza nell'intenzione di inserire, nei futuri trattati, "garanzie più forti", pur nel rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati membri. Una linea di condotta che, se da una parte premia i meriti acquisiti sul campo, non esita a richiamare pubblicamente chi devia dagli impegni assunti. È il caso della Georgia, apertamente accusata di "aver fatto marcia indietro sui principi fondamentali" del processo di adesione, un giudizio severo che rischia di allungare i tempi negoziali per Tbilisi e che rappresenta un monito per tutti i governi candidati.
La prospettiva temporale del 2030
In questo quadro complesso, segnato da valutazioni attente e da un rinnovato pragmatismo, si è inserita anche la dichiarazione del capo della politica estera dell'Unione, Kaja Kallas, la quale, presentando il pacchetto di allargamento, ha indicato il 2030 come un "obiettivo realistico" per l'ingresso di Albania, Moldavia, Ucraina e Montenegro. Definendo "molto aperta" la finestra per l'allargamento, Kallas ha voluto sottolineare come questo processo costituisca, nelle intenzioni di Bruxelles, un "investimento in un'Europa stabile", nonostante i numerosi ostacoli che ciascun paese si trova ancora ad affrontare.
I diversi ritmi dei candidati
La fotografia scattata dalle istituzioni comunitarie delinea pertanto percorsi eterogenei, dove l'avanzata ucraina e moldavia convive con la frenata georgiana, mentre il Montenegro, nonostante le sue difficoltà interne, sembra mantenere una posizione di primo piano nel gruppo dei candidati. È proprio questa differenziazione, d'altronde, a caratterizzare la nuova strategia di Bruxelles, la quale, abbandonando un approccio uniforme, valuta ogni singolo dossier sulla base dei risultati concretamente raggiunti e della fedeltà ai criteri negoziali, alcuni dei quali, come la lotta alla corruzione, restano una priorità assoluta e un banco di prova ineludibile.




