Natalia Paragoni a Venezia, l’attacco sui social e la difesa di Elena Santarelli: cosa sappiamo sul linfoma di Hodgkin

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sul tappeto rosso dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, tra abiti firmati e pose studiate, a catturare l’attenzione è stata la scelta di Natalia Paragoni di presentarsi a testa scoperta, mostrando i capelli rasati e offrendo un’immagine cruda e autentica del percorso terapeutico che sta affrontando.

L’influencer, che lo scorso giugno aveva reso pubblica la diagnosi di linfoma di Hodgkin ricevuta all’ottavo mese della seconda gravidanza, ha sfilato al Lido con un completo nero dalla silhouette scultorea, senza veli né copricapi, trasformando la sua presenza in un gesto di estrema naturalezza. Ma se da un lato sono piovuti messaggi di sostegno e ammirazione per il suo coraggio, dall’altro non sono mancate critiche feroci che l’hanno accusata di voler strumentalizzare la propria condizione medica.

La polemica social e la replica di Elena Santarelli

A innescare la discussione è stato un commento apparso sotto un post dedicato alla sua apparizione veneziana, in cui un’utente scriveva: «Ma che vestito è? Spettacolarizzare la malattia, anche no». Parole che hanno trasformato un giudizio sul look in un’accusa ben più pesante nei confronti dell’ex corteggiatrice di Uomini e Donne, da sempre abituata a condividere con i follower le tappe del suo difficile cammino.

A replicare, però, non è stata direttamente Natalia Paragoni, che ha scelto di ignorare l’affondo, ma Elena Santarelli, particolarmente sensibile al tema dopo aver affrontato il percorso oncologico del figlio Giacomo. La showgirl ha risposto a tono rivolgendosi direttamente all’autrice del commento: «Nella tua bio scrivi: “Non è da tutti essere per pochi”. Ora ho capito perché… Fossi una tua amica, dopo aver letto quello che hai scritto, me ne guarderei bene dal parlare ancora con te.

Puoi anche pensarlo, ma scriverlo ti dà gioia? Perché sono curiosa di capire la mente umana fin dove si spinge». Una difesa che ha raccolto decine di consensi sui social, ribadendo il valore della solidarietà in un momento così delicato.

Che cos’è il linfoma di Hodgkin

Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, cellule fondamentali per le difese immunitarie. La sua caratteristica distintiva, nella forma classica che rappresenta la grande maggioranza dei casi, è la presenza delle cosiddette cellule di Reed-Sternberg, elementi atipici che si riscontrano nei linfonodi colpiti e che costituiscono il principale criterio per la diagnosi. Si tratta di una patologia relativamente rara se paragonata ad altre neoplasie, con un’incidenza di circa 2-3 casi ogni 100.000 abitanti, ma che presenta un picco proprio nella fascia d’età tra i 20 e i 30 anni, quella a cui appartiene Paragoni. La malattia può manifestarsi inizialmente con l’ingrossamento indolore di un linfonodo, spesso a livello del collo o delle ascelle, ma in alcuni casi i sintomi includono febbre persistente, sudorazioni notturne abbondanti e un calo di peso involontario.

Diagnosi e terapie oggi disponibili

Per arrivare a una diagnosi certa, l’esame chiave rimane la biopsia del linfonodo, che consente di analizzare il tessuto al microscopio e confermare la presenza delle cellule di Reed-Sternberg. Una volta accertata la malattia, si procede con la stadiazione attraverso tecniche di imaging come la TAC e la PET, fondamentali per valutare l’estensione del linfoma e pianificare il trattamento più appropriato. Nonostante il termine “linfoma” incuta ancora timore, la comunità scientifica sottolinea come oggi le prospettive di guarigione siano notevolmente migliorate grazie ai progressi della ricerca.

La prognosi per i pazienti giovani è generalmente molto positiva, con tassi di sopravvivenza a dieci anni che superano il 90%. Le opzioni terapeutiche spaziano dalla chemioterapia, spesso combinata con la radioterapia nei casi localizzati, fino all’immunoterapia e ai farmaci mirati, che offrono strumenti sempre più efficaci per contrastare la malattia e gestire le eventuali recidive.

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