Madonna canta «La bambola» in corsetto bianco e velo da sposa per Dolce

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non era soltanto la voce fuori campo dello spot, quella che da settimane accompagnava le immagini in bianco e nero della nuova campagna per The One, il profumo simbolo della maison; era lei in carne e ossa, Madonna, a trasformare l’after show della sfilata autunno inverno 2026/2027 di Dolce & Gabbana in un palcoscenico intimo e potentemente teatrale. L’artista americana, musa storica degli stilisti, ha scelto Milano per riportare dal vivo la sua personale rilettura di «La bambola», il classico senza tempo che Patty Pravo incise nel lontano 1968, regalando ai pochi presenti – e ai milioni di utenti che hanno subito visualizzato i filmati pubblicati sui profili social del brand e della stessa popstar – un’interpretazione che mescolava sacro e profano, sensualità e riferimenti nuziali. La performance, della quale si erano già avute tracce in forma registrata per la linea di fragranze, si è materializzata in un ambiente raccolto, allestito con candele e migliaia di fiori, quasi a voler ricreare la cappella di una cattedrale siciliana, dove la musica dal vivo ha preso il sopravvento sulla mera riproduzione meccanica.

Ad accompagnare Madonna in questo viaggio sonoro ci ha pensato Stuart Price, il produttore che ne aveva plasmato il suono dance in Confessions on a Dance Floor, il decimo album in studio pubblicato nel 2005 e che rappresenta ancora oggi un punto di svolta nella sua carriera. Price, seduto al pianoforte, ha curato un arrangiamento inedito del brano, spogliandolo di qualsiasi orpello produttivo per restituirlo in una veste intima e rarefatta, sostenuta dalle note di un quartetto d’archi che ha eseguito la partitura dal vivo. La scelta di affidarsi a un accompagnamento così classico e minimalista ha esaltato la linea vocale di Madonna, intenta a cesellare le sillabe italiane del testo – quel «Tu mi fai girar, come fossi una bambola» – con un trasporto che molti commentatori hanno definito cinematografico, e che nulla aveva a che vedere con la versione più patinata e prodotta impiegata per lo spot diretto da Mert Alas.

Il ritorno alla silhouette della corsetteria e il richiamo alla verginità scenica

Se la musica si faceva intima e raccolta, il messaggio visivo scelto da Madonna non poteva che essere all’altezza della sua storia iconica. Per presentarsi sul piccolo palco milanese, la cantante ha indossato un completo total white che faceva della corsetteria il suo fulcro: un reggiseno coordinato, culotte in rete spessa con dettagli di allacciatura e un corsetto strutturato in cotone bianco, quello stesso cotente che ne scolpiva il busto e richiamava immediatamente le atmosfere di Like a Virgin. Il rimando alla cerimonia nuziale, del resto, non si fermava certo lì: un lunghissimo velo di tulle, bordato da preziosi smerli di pizzo, le ricadeva sulla testa e lungo la schiena, creando un contrasto volutamente provocatorio tra l'immaginario candore della sposa e l'atteggiamento sicuro e sensuale che la performer ha mantenuto per tutta l’esibizione. A completare l’abito, un paio di décolleté in vernice bianca e, appeso al collo, un ciondolo a croce in oro bianco tempestato di diamanti, proveniente dalla collezione di alta gioielleria della maison: un accessorio, quest'ultimo, che ha suggellato l’unione tra l'iconografia religiosa tanto cara a Dolce & Gabbana e la cifra stilistica di un'artista che di quelle simbologie ha fatto spesso un uso personale e narrativo.

Il legame indissolubile con gli stilisti e la reinterpretazione di un classico italiano

L’esibizione milanese non rappresentava però un episodio isolato, bensì l’ennesimo capitolo di un sodalizio umano e professionale che dura ormai da quasi tre decenni e mezzo. Domenico Dolce e Stefano Gabbana non hanno mai nascosto, del resto, il loro debito nei confronti della regina del pop, definendola in più occasioni «l’unica vera The One» e la musa per eccellenza, capace di incarnare quella femminilità mediterranea, sensuale e corsettata che è da sempre al centro delle loro collezioni. Se nel 2025 le avevano dedicato un'intera sfilata, con modelle che sfoggiavano parrucche ispirate ai suoi look storici, quest'anno la collaborazione si è fatta ancora più profonda, portando Madonna non solo in prima fila a vedere le creazioni per il prossimo inverno, ma anche dietro al microfono per rileggere un brano che è patrimonio della canzone popolare italiana. La scelta di «La bambola», raccontano gli stilisti, è stata proprio della cantante, la quale, messa di fronte all’idea di prestare la sua immagine alla riedizione del profumo, ha voluto cimentarsi con il repertorio linguistico e musicale del nostro paese, selezionando personalmente un pezzo che conosceva e che sentiva vicino alla sua sensibilità artistica.

La regia della performance tra candele, fiori e la complicità di Stuart Price

La regia della serata, così come emerge dai filmati diffusi, ha puntato tutto sulla costruzione di un'atmosfera sospesa e fuori dal tempo, lontana anni luce dai consueti after party chiassosi che seguono le sfilate. Le inquadrature in bianco e nero, alternate a primi piani sui volti concentrati dei musicisti e sui dettagli floreali, hanno trasformato l'evento in una sorta di cortometraggio indipendente, dove Madonna, con la sua chioma bionda e il velo che ne incorniciava il volto, sembrava emergere da un quadro seicentesco per intonare la sua ballad. La presenza al piano di Stuart Price, figura chiave per comprendere la svolta elettronica dei primi anni Duemila della popstar, aggiungeva un ulteriore livello di significato alla serata, suggerendo come questo ritorno alle origini musicali italiane si intrecci forse con i progetti futuri dell’artista, la quale aveva già annunciato per il 2026 l'uscita di un nuovo album, e per la quale si vocifera una continuazione ideale proprio di quel Confessions on a Dance Floor che Price contribuì a rendere celebre.

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