Omicidio Cinzia Pinna, il giardiniere si dichiara estraneo alle accuse
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Redazione Interno
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Nuove e significative dichiarazioni emergono dall’inchiesta sull’omicidio di Cinzia Pinna, la giovane di Castelsardo la cui vita è stata stroncata nella notte tra l’11 e il 12 settembre. Nel pomeriggio di giovedì 16 ottobre, L. F., un giardiniere di 26 anni residente in Gallura ma originario della Lombardia, ha reso la sua versione dei fatti ai magistrati della Procura di Tempio Pausania, dove è stato ascoltato nel suo ruolo di indagato, insieme a R. E., per il reato di favoreggiamento. Un interrogatorio, quello del giovane, che i suoi legali richiedevano da tempo e che si è svolto all’interno di un procedimento che vede come figura centrale l’imprenditore arzachenese Emanuele Ragnedda, il quale, dopo aver inizialmente fornito una ricostruzione dei fatti poi rivelatasi infondata, ha infine confessato di essere l’autore materiale del delitto.
La difesa del giardiniere e le versioni di Ragnedda
Durante il confronto con i pubblici ministeri, L. F. ha categoricamente respinto ogni addebito, sostenendo con fermezza la propria estraneità a qualsiasi condotta illecita. “Non so perché sono coinvolto”, ha affermato il giovane, secondo quanto si apprende, smontando pezzo dopo pezzo la ricostruzione fornita in precedenza da Ragnedda. “Prima sono stato accusato di avere nascosto il cadavere”, ha proseguito, “poi di favoreggiamento”. Queste dichiarazioni rappresentano un duro colpo, peraltro non il primo, alla credibilità dell’imprenditore confessore, le cui iniziali deposizioni hanno già costretto gli investigatori a districarsi in un intricato groviglio di affermazioni, alcune delle quali del tutto prive di riscontro oggettivo. La dinamica processuale, di conseguenza, sembra ormai avviata verso l’apertura di un ulteriore fascicolo, questa volta per il reato di calunnia, che andrebbe a gravare proprio su Ragnedda, già reo confesso dell’omicidio della Pinna.
Le indagini tecniche proseguono a Palau
Parallelamente allo sviluppo delle indagini sugli eventuali complici, procedono senza sosta le attività di accertamento tecnico-scientifico, fondamentali per ricostruire con precisione gli ultimi, tragici momenti di vita della vittima. Proprio per questo motivo, i carabinieri del Ris sono attesi lunedì 20 ottobre presso la tenuta di Conca Entosa a Palau, il luogo in cui Cinzia Pinna è stata uccisa con tre colpi di pistola esplosile al volto. Quel terreno, che la stampa ha già definito come “la casa dell’orrore”, sarà oggetto di un nuovo e meticoloso sopralluogo, finalizzato a raccogliere ulteriori elementi di prova e a chiarire gli aspetti ancora oscuri della vicenda.
Il contributo di legale ed entomologia
All’importante operazione investigativa prenderanno parte, accanto agli specialisti del Ris, anche due figure scientifiche di primissimo piano: il medico legale Salvatore Lorenzoni, che aveva materialmente eseguito l’autopsia sulla salma della giovane, e l’entomologa Valentina Bugelli. La loro presenza è indicativa della volontà delle forze dell’ordine di lasciare inesplorato nessun dettaglio, per quanto minuscolo o apparentemente insignificante, che possa concorrere a formare un quadro probatorio solido e inattaccabile. L’analisi entomologica, in particolare, studiando gli insetti rinvenuti sulla scena del crimine, potrebbe fornire preziose indicazioni sul lasso di tempo trascorso tra il momento della morte e il ritrovamento del corpo, offrendo così un’ulteriore conferma, o una smentita, alle diverse versioni che si sono susseguite in queste settimane.




