Diego Baroni, il quattordicenne scomparso a Verona: la procura indaga per sottrazione di minore
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Redazione Interno
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Sono ormai otto giorni di angoscia, quelli che separano la mattina del 12 gennaio dalla data odierna, da quando il quattordicenne Diego Baroni lasciò la sua abitazione a Pozzo di San Giovanni Lupatoto, nella cintura veronese, con il consueto intento di recarsi a scuola. Una routine quotidiana, quella, che si sarebbe interrotta per sempre – o almeno fino a questo momento – poche ore dopo, allorché le insegnanti, constatandone l’assenza ingiustificata, allertarono immediatamente la famiglia. È cominciato così un calvario, per i genitori, culminato in un appello disperato lanciato dalla madre attraverso i social network, mentre le forze dell’ordine avviavano le ricerche sul territorio, ricerche che non hanno ancora portato al ritrovamento del ragazzo.
La svolta investigativa e l'apertura del fascicolo
La vicenda, dopo giorni di silenzio stampa e indagini riservate, ha conosciuto ieri, 19 gennaio, una prima, significativa svolta sul piano giudiziario. La procura di Verona, nella persona del procuratore Raffaele Tito che coordina le indagini, ha infatti formalmente aperto un fascicolo per il reato di sottrazione di minore. Un atto procedurale, questo, che non rappresenta una mera formalità, bensì l’esito di valutazioni investigative ben precise e la condizione necessaria per autorizzare una serie di perquisizioni e sequestri. Il fascicolo, come puntualmente specificato dagli inquirenti, è al momento a carico di ignoti: nessun nome, dunque, è stato iscritto nel registro degli indagati, segno che le indagini sono ancora in una fase di raccolta degli elementi probatori e della ricostruzione della rete di contatti del giovane.
L'analisi del computer e la pista dei social network
Proprio in quest’ottica, un ruolo di primo piano nell’inchiesta è rivestito dall’attività informatica del ragazzo. La procura, ottenute le necessarie autorizzazioni, ha infatti disposto il sequestro del computer personale di Diego Baroni, affidandone l’analisi a un perito specializzato. L’obiettivo è quello di scandagliarne la memoria, alla ricerca di tracce, conversazioni o indirizzi che possano far luce sui suoi movimenti e sulle relazioni intrattenute nei giorni precedenti la scomparsa. Si guarda, in particolare, alla sua attività sui social network, con una attenzione specifica rivolta alla piattaforma TikTok, dove il quattordicenne – secondo quanto trapela dalle indagini – avrebbe coltivato amicizie anche al di fuori del proprio ambito territoriale. È una pista, questa, che gli investigatori stanno seguendo con scrupolo, senza tuttavia tralasciare altre possibili linee d’indagine.
La traccia che conduce verso Milano
Dal lavoro degli investigatori, condotto tra verifiche telefoniche, analisi delle telecamere di sorveglianza e riscontri digitali, emerge con sempre maggiore chiarezza un quadro che esclude l’ipotesi più drammatica, quella del gesto estremo o dell’incidente. Gli elementi in possesso della squadra coordinata dal procuratore Tito porterebbero invece a ritenere che Diego Baroni sia vivo e che la sua sparizione sia frutto di una volontà precisa, sia essa soltanto sua o, come appare più probabile, favorita da qualcuno. La fuga dalla casa di San Giovanni Lupatoto sembra essere stata organizzata, e c’è chi – stando alle ricostruzioni – avrebbe addirittura gestito i suoi spostamenti, aiutandolo a mantenersi nascosto. È una pista, questa, che dagli schermi di un computer nella provincia veronese conduce dritta verso Milano, dove gli inquirenti stanno concentrando parte delle loro attenzioni, nella convinzione che nella metropoli lombarda possano trovarsi risposte decisive per fare luce sull’intera, intricata faccenda.




