Sole e ano, la moda senza fondamento: l'allarme del professor Di Pietro
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Redazione Salute
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Che l'estate sia il regno delle mode più strampalate, si sa. Dagli infusi di erbe spontanee che promettono dimagrimenti miracolosi ai cerotti di rame per curare i dolori articolari, il mercato delle pseudoscienze non va mai in vacanza. Eppure, c'è una pratica che sta spopolando sui social e che ha dell'incredibile, se non altro per la sua peculiarità: l'esposizione dell'ano al sole. Sì, avete letto bene.
La pratica, che mira a incrementare l'energia vitale, il benessere fisico e persino la spiritualità, ha trovato un insospettabile paladino in un libro autopubblicato che si presenta come una guida spirituale-alternativa, opera di un tale Raimon Bellmunt, che si fregia dei titoli di "yogin e manziologo". Ma la comunità scientifica, si sa, quando sente puzza di bruciato (e in questo caso il termine è più che mai calzante) non può rimanere a guardare.
A prendere posizione, con la consueta fermezza, è il professor Andrea Di Pietro, che ha lanciato un vero e proprio allarme sull'assenza di qualsivoglia fondamento scientifico di queste teorie, definendo la pratica non solo inutile, ma potenzialmente pericolosa.
Il volume al centro della polemica, richiamato dallo stesso Di Pietro, esiste realmente e, non a caso, non ha mai varcato le soglie di una libreria tradizionale.
Si tratta di un'opera autoprodotta, una di quelle che popolano i meandri del web, dove l'autore, spaziando tra discipline fantascientifiche come la scrotomanzia, la capezzomanzia, la vulvomanzia e la rumpologia, propone un approccio al corpo che nulla ha a che vedere con la medicina basata sulle evidenze.
Nel suo excursus, Bellmunt non si limita a suggerire di esporre le parti intime ai raggi solari per assorbire la "prana" o chissà quale altra energia universale, ma alimenta un filone di pensiero già ampiamente diffuso e pericoloso, ovvero quello che mette in dubbio la pericolosità del sole e l'efficacia delle protezioni, evocando presunti rischi legati all'utilizzo delle creme solari. Un cortocircuito logico che, partendo da una pratica estrema, finisce per minare le fondamenta della prevenzione oncologica.
Il caso Salmo e le false verità sulle creme solari
Il dibattito, in realtà, non è nuovo. Periodicamente, come un boomerang, la polemica sulle creme solari torna a farsi sentire, spesso alimentata da dichiarazioni di personaggi noti. Recentemente, è stato il turno del rapper Salmo che, in un'intervista, ha rilasciato dichiarazioni piuttosto pesanti sul tema, affermando: "Purtroppo io, come tanti, ho messo le creme solari e il risultato è il cancro della pelle". Un'accusa grave, che ha immediatamente innescato un acceso dibattito e che ha trovato terreno fertile in un contesto già infiammato dalla disinformazione.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato poi un video e un post pubblicati dall'oncologa di formazione e nutrizionista Debora Rasio, che ha rilanciato una interpretazione quantomeno discutibile di uno studio scientifico, arrivando a sostenere che l'utilizzo delle creme solari aumenterebbe il rischio di sviluppare tumori della pelle, in particolare il melanoma, mentre l'esposizione al sole avrebbe un effetto protettivo.
Un messaggio che, come facilmente prevedibile, è diventato rapidamente virale e che ha costretto la comunità scientifica a una dura presa di posizione per ristabilire la verità dei fatti.
La prevenzione secondo IOR: sì al sole, ma con la giusta protezione
Mentre sui social infuriava la polemica, i veri esperti del settore continuavano a fare il loro lavoro sul campo. L'estate del 2026 è stata segnata dalla campagna di prevenzione "Good sun, good skin", condotta sulla costa romagnola dall'Istituto Oncologico Romagnolo (IOR), una realtà che vanta un'unità all'avanguardia dedicata ai tumori della pelle. Abbiamo intervistato Fabrizio Miserocchi, direttore dell'IOR, per fare chiarezza e per capire quale sia la posizione ufficiale della comunità scientifica in merito ai rischi e alle protezioni solari.
Miserocchi è stato categorico: "Proteggere la pelle dal rischio dei melanomi, patologia tra le più diffuse a livello oncologico, è una priorità assoluta per la salute". E a proposito della moda di esporre l'ano al sole, il direttore ha voluto sottolineare come dietro a queste pratiche si celi un pericoloso tentativo di minare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e la ricerca scientifica. "Serve difendersi dal rischio di disinformazione", ha ribadito Miserocchi.
"Sono sempre più i soggetti che senza fondamento mettono in dubbio i rischi dell'esposizione prolungata al sole, paventando presunti rischi nell'utilizzo delle protezioni. Non esiste alcuna prova scientifica che esporsi al sole in determinate zone del corpo, come l'ano, aumenti l'energia o il benessere. Anzi, si tratta di un comportamento che espone a gravi rischi di ustioni e, in prospettiva, a patologie ben più serie".
Insomma, tra la manziologia e le eresie epidemiologiche, il confine è sottile. Mentre i profeti del sole si inventano nuove pratiche per attirare l'attenzione e mettere in discussione decenni di progressi nella prevenzione, gli oncologi continuano a ribadire un concetto semplice e drammaticamente reale: il melanoma è una delle neoplasie più aggressive, ma è anche una di quelle su cui la prevenzione gioca un ruolo decisivo.
E la prevenzione, per quanto noioso possa sembrare, passa ancora attraverso l'uso di creme solari ad alto fattore di protezione, l'evitare le ore centrali della giornata e una sana dose di buonsenso, che dovrebbe mettere in guardia chiunque dal prendere sul serio pratiche che non hanno alcun riscontro nella scienza. Le creme solari sono strumenti di protezione, non di danno, e la loro efficacia è supportata da un'evidenza scientifica che nessuna interpretazione distorta di uno studio può scalfire.
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