I filtri solari non aumentano il rischio di tumori: l'ISPLAD smentisce le fake news

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Una crescente ondata di disinformazione, alimentata da interpretazioni distorte di dati scientifici e diffusasi rapidamente attraverso i canali social e i mezzi di comunicazione di massa, ha spinto il Consiglio Direttivo dell'ISPLAD, la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse, a intervenire con una nota ufficiale per ristabilire la verità dei fatti. Al centro della polemica, uno studio pubblicato nel 2023 sul Journal Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention (Jeremian R. et al.

, PMID: 37642678), i cui risultati sarebbero stati travisati per sostenere una tesi pericolosa e priva di fondamento: l'utilizzo delle creme solari sarebbe un fattore di rischio per lo sviluppo del melanoma e di altre neoplasie cutanee, arrivando a suggerire che l'esposizione solare senza protezione possa essere considerata una pratica più sicura.

Le false interpretazioni di uno studio scientifico

La vicenda ha assunto contorni preoccupanti quando alcune figure pubbliche, tra cui la dottoressa Debora Rasio e il rapper Salmo, hanno veicolato messaggi fuorvianti. La prima, in un video virale, ha citato lo studio in questione affermando che le creme solari aumenterebbero il rischio di tutti i tumori della pelle, mentre il cantante ha dichiarato di aver sviluppato un carcinoma basocellulare proprio a causa dell'uso di questi prodotti.

L'ISPLAD, nella sua nota ufficiale, ha chiarito senza mezzi termini che queste affermazioni non trovano alcun riscontro nella letteratura scientifica e che anzi rappresentano un pericoloso fraintendimento dei dati. Lo studio del 2023, spiega il Consiglio, era finalizzato a indagare la possibile associazione tra l'uso di creme solari e la comparsa di tumori, ma non ha assolutamente stabilito un nesso causale, anzi ha evidenziato correlazioni positive riguardanti la riduzione del rischio di melanoma nelle popolazioni esaminate, purché i dati fossero letti e interpretati correttamente.

La permeabilità cutanea e il caso degli studi su JAMA

Una parte della confusione generata intorno ai prodotti per la protezione solare deriva da precedenti ricerche che hanno effettivamente accertato la capacità di alcuni filtri chimici di penetrare la barriera cutanea e raggiungere il circolo sanguigno, come dimostrato da due studi clinici pubblicati sulla prestigiosa rivista JAMA.

I ricercatori avevano rilevato tracce di sostanze come avobenzone, oxybenzone, octocrylene, homosalate, octisalate e octinoxate nel plasma dei volontari dopo applicazioni ripetute di crema, un dato che aveva sollevato interrogativi legittimi sulla sicurezza sistemica di questi composti. Tuttavia, come sottolineano gli esperti dell'ISPLAD, la presenza di una sostanza nell'organismo non equivale a un danno per la salute e, soprattutto, non inverte il rapporto di causalità che lega la protezione solare alla prevenzione dei tumori cutanei.

La comunità scientifica internazionale, inclusa la Food and Drug Administration statunitense, ha richiesto ulteriori studi per valutare le implicazioni cliniche di questi riscontri, ma nessuna agenzia regolatoria ha mai messo in discussione l'efficacia preventiva dei filtri solari, né tantomeno ha suggerito di abbandonarne l'uso per esporsi al sole senza schermi.

I rischi dell'esposizione solare senza protezione

La raccomandazione a utilizzare creme con adeguato fattore di protezione, a rinnovare l'applicazione con regolarità e a evitare le ore centrali della giornata resta dunque un cardine della prevenzione dermatologica, e l'ISPLAD ribadisce che l'abbandono di queste pratiche esporrebbe la popolazione a rischi ben più elevati e documentati.

L'incidenza del melanoma e degli altri carcinomi cutanei, come il basocellulare e lo squamocellulare, è in costante aumento e la loro correlazione con l'esposizione ai raggi ultravioletti è supportata da decenni di evidenze epidemiologiche solide, che non possono essere annullate da un singolo studio letto in modo parziale e distorto.

Le dichiarazioni di personaggi noti, seppur spesso dettate da esperienze personali drammatiche, rischiano di alimentare un pericoloso allarmismo che potrebbe indurre molte persone a rinunciare alla protezione solare, esponendosi a scottature, invecchiamento precoce e, nel lungo termine, a lesioni cutanee potenzialmente letali.

Il messaggio dell'ISPLAD è inequivocabile: i filtri solari sono strumenti sicuri ed efficaci, e la loro utilità nella prevenzione dei tumori della pelle è fuori discussione, a patto che vengano utilizzati correttamente, dosati con generosità e scelti in base al proprio fototipo e alle condizioni ambientali.

L'appello alla verifica delle fonti

Di fronte a questa ondata di fake news, il Consiglio Direttivo dell'ISPLAD ha rivolto un appello alla popolazione affinché verifichi sempre le fonti delle notizie che circolano online, affidandosi esclusivamente a canali istituzionali e a professionisti della salute per qualsiasi dubbio riguardante la prevenzione e la cura delle malattie della pelle.

La proliferazione di contenuti pseudoscientifici, amplificata dagli algoritmi dei social network, rappresenta una sfida crescente per il mondo medico, chiamato a un impegno costante nella divulgazione di informazioni chiare e basate su prove di efficacia. Lo studio del 2023, lungi dal dimostrare un pericolo legato alle creme solari, ha invece offerto spunti di riflessione per approfondire la comprensione dei meccanismi molecolari alla base dei tumori cutanei, ma non ha in alcun modo scalfito il pilastro della prevenzione primaria, che rimane l'adozione di comportamenti protettivi responsabili.

L'invito degli esperti è quindi a non cedere al panico ingiustificato e a continuare a proteggersi dal sole, ricordando che il melanoma è un tumore aggressivo ma ampiamente prevenibile grazie a una corretta esposizione e all'uso oculato dei filtri solari.

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