Il super caccia franco-tedesco è al capolinea, mentre avanza l'asse italo-britannico-giapponese
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Redazione Esteri
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L’ambizioso sogno di un aereo da combattimento europeo di ultima generazione, nato dalla stretta di mano tra Emmanuel Macron e Angela Merkel nel 2017, sembra ormai dissolversi nella realtà dei fatti. Fonti vicine ai governi di Parigi e Berlino, interpellate dalla testata Politico, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche, definendo il programma Future Combat Air System (Fcas) come "morto" e suggerendo che un annuncio ufficiale sulla sua fine sia ormai più probabile di qualsiasi rilancio. Quel progetto, a cui si è associata anche la Spagna, è apparso da tempo più come una necessità politica di mostrare unità che come un’impresa industriale coesa, rivelando, dietro le dichiarazioni di intenti, una sostanziale divergenza di interessi e capacità tra i due principali attori.
Le ragioni di una crisi annunciata
Per gli addetti ai lavori, il fallimento non costituisce una sorpresa, essendo il copione di questo divorzio già scritto da anni. L’iniziativa, concepita per replicare nel campo militare il successo del consorzio civile Airbus, si è infatti scontrata con dinamiche profondamente diverse, dove la preminenza tecnologica e la volontà di leadership francesi hanno finito per creare attriti insanabili con il partner tedesco. L’Fcas, come emerge dalle valutazioni degli esperti, è sempre apparso come un caccia "troppo francese e poco tedesco", un disequilibio che ha minato alla base la collaborazione, nonostante i ripetuti tentativi di mediazione e le pressioni dell’Eliseo per trovare un accordo.
La svolta tedesca verso il consorzio rivale
Mentre il fronte franco-tedesco si sfalda, Berlino sta già valutando con grande attenzione l’alternativa rappresentata dal Global Combat Air Programme (Gcap), il programma per un caccia di sesta generazione avviato da Italia, Gran Bretagna e Giappone. La possibile defezione della Germania dall’Fcas segnerebbe una svolta geopolitica e industriale di prima grandezza, spostando il baricentro dello sviluppo aeronautico militare europeo verso un nuovo asse, che vedrebbe Roma, Londra e Tokyo al centro di una partnership strategica. Una mossa del genere, del resto, risponde a una logica di efficienza e di condivisione degli oneri, laddove il progetto con la Francia è rimasto impantanato in lunghe trattative e rivalità.
Le conseguenze per il panorama della difesa europea
Il probabile naufragio dell’Fcas non rappresenta soltanto la fine di un singolo programma d’armamento, ma getta una luce cruda sulle difficoltà di costruire una vera autonomia strategica europea quando gli interessi nazionali divergono. La scelta tedesca, se confermata, indicherebbe una preferenza per partnership più fluide e pragmatiche al di fuori del tradizionale binomio con la Francia, con ripercussioni che andranno ben oltre il settore dell’aeronautica. Rimane in vita, intanto, il progetto rivale che unisce l’Italia ad altri due grandi attori globali, dimostrando come la cooperazione in materia di difesa possa trovare percorsi alternativi, seppur complessi, per realizzare sistemi d’arma all’avanguardia.




