Bastoni e quei fischi che non si placano, tra la solidarietà di Gattuso e le parole di Mauro
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Redazione Sport
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Sono trascorsi ormai venti giorni da quel maledetto Inter-Juventus, ma per Alessandro Bastoni la tempesta non accenna a diminuire la propria intensità. Il difensore nerazzurro, autore di una simulazione che portò all’espulsione di Pierre Kalulu al termine di un contrasto aereo giudicato falloso dall’arbitro La Penna, continua a fare i conti con una contestazione che ha valicato i confini della normale rivalità sportiva, trasformandosi in una sorta di persecuzione itinerante. Accade così che ogni trasferta si trasformi in un calvario, con i fischi che piovono copiosi dagli spalti al primo, al secondo e all’ennesimo tocco di palla: è successo al Via del Mare di Lecce in campionato, è puntualmente accaduto martedì scorso al Sinigaglia di Como in Coppa Italia, e chissà per quante altre domeniche ancora questo triste rituale è destinato a ripetersi.
La chiamata del ct e la fiducia incondizionata di Gattuso
In questo clima da gogna popolare, a fare da contraltare alla rabbia degli stadi ci ha pensato chi del calcio vive le dinamiche psicologiche e le pressioni quotidiane. Gennaro Gattuso, commissario tecnico della Nazionale italiana, ha scelto la via del contatto diretto e umano, chiamando il difensore a quattr’occhi già nei giorni immediatamente successivi alla bufera sollevatasi dopo il derby d’Italia. Un gesto tutt’altro scontato, se si considera la delicatezza del momento e la tentazione, per molti, di lasciare che le acque si calmassero da sole. Ringhio, che di pressioni se ne intende e che ha sempre fatto della tutela dei suoi giocatori un vessillo, ha voluto far sentire al centrale tutta la propria vicinanza, chiarendo in modo inequivocabile che il caso non avrebbe minimamente scalfito la sua considerazione tecnica e la fiducia riposta in lui. Non è mai passata per la testa del ct, come del resto per nessun altro dirigente federale, l’idea assurda di rinunciare a un elemento così importante in vista dei playoff mondiali, quasi che una convocazione potesse rappresentare una sorta di punizione esemplare. Al contrario, Gattuso ha operato da fratello maggiore, da uomo di spogliatoio qual è sempre stato, offrendo al ragazzo quelle parole di conforto che talvolta valgono più di qualsiasi tattica o schema.
L’analisi di Mauro tra l’assurdità della crociata e il ruolo della tecnologia
A gettare acqua sul fuoco di una polemica che appare ormai sterile e fine a sé stessa è intervenuto anche Massimo Mauro, ex calciatore e oggi opinionista televisivo, che dalle colonne de La Gazzetta dello Sport ha provato a riportare la vicenda entro i binari di una ragionevolezza che, a guardare il trattamento riservato a Bastoni, sembra essere stata smarrita. Mauro non usa giri di parole nel definire ridicolo il fatto che il difensore venga preso di mira in ogni stadio d’Italia, quasi fosse l’unico, nella storia del calcio, ad aver simulato o ad aver esultato in modo eccessivo. Se si dovesse applicare lo stesso metro di giudizio a tutti i calciatori che tentano di trarre in inganno l’arbitro, argomenta l’ex calciatore, bisognerebbe fischiare almeno il sessanta o settanta per cento dei professionisti in circolazione, e questo la dice lunga sulla sproporzione della reazione. La simulazione, che Mauro non giustifica ma contestualizza, è un male antico del calcio, semmai aggravato dall’avvento del Var e dalla ricerca ossessiva di qualsiasi contatto che possa essere trasformato in un episodio da moviola. I calciatori, consapevoli che al giorno d’oggi ogni minimo contatto viene passato al setaccio, sono quasi indotti a cercare il contatto o ad accentuare la caduta, e il confine tra il lecito e l’illecito diventa sempre più labile e sfumato. Il problema di fondo, per Mauro, risiede nella difficoltà oggettiva di giudicare la natura di un contrasto, un compito che la tecnologia non potrà mai risolvere appieno, perché il calcio è per sua natura uno sport di contatto e le interpretazioni restano, giocoforza, materia opinabile.




