Adolescence, la serie Netflix che unisce forma e contenuto

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Netflix, piattaforma spesso accusata di puntare su quantità più che su qualità, ogni tanto regala progetti che riescono a distinguersi per originalità e profondità. È il caso di Adolescence, miniserie britannica in quattro episodi, creata da Jack Thorne e interpretata da Stephen Graham, che non solo cattura l’attenzione dello spettatore, ma lo costringe a riflettere su temi di stringente attualità. La storia, raccontata interamente in piano sequenza, è un viaggio intenso e senza respiro, che lascia poco spazio alla distrazione e molto alla riflessione.

La trama ruota attorno a Jamie Miller, un tredicenne interpretato da Owen Cooper, arrestato con l’accusa di aver ucciso Katie, una sua compagna di scuola. La vittima, però, rimane un mistero: di lei non sappiamo quasi nulla, e questo vuoto diventa parte integrante della narrazione, spingendo lo spettatore a interrogarsi non solo sul “cosa”, ma soprattutto sul “perché”.

La scelta di girare ogni episodio in un unico piano sequenza non è un semplice esercizio di stile, ma una decisione narrativa che amplifica il senso di claustrofobia e di inevitabilità della storia. La tecnica, che richiede una precisione maniacale da parte di registi, attori e tecnici, è stata utilizzata in passato da maestri come Alfred Hitchcock in Nodo alla gola (1948), dove undici piani sequenza apparentemente continui nascondevano abili tagli di montaggio. In Adolescence, invece, la continuità è reale, e questo rende l’esperienza ancora più immersiva.

Ma ciò che colpisce, oltre alla forma, è il contenuto. La serie non si limita a raccontare un fatto di cronaca nera, ma scava nelle dinamiche familiari e sociali che possono portare a tragedie simili. «Pensavamo che in quella cameretta fosse al sicuro», dice il padre di Jamie, interpretato da Stephen Graham, in una delle scene più toccanti. Una frase che risuona come un pugno nello stomaco per chiunque abbia figli, e che mette in luce il paradosso di un’epoca in cui i ragazzi, pur essendo fisicamente chiusi nelle loro stanze, sono esposti a un mondo esterno sempre più complesso e pericoloso.

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